venerdì 16 gennaio 2009

L'assalto a Gaza sui tg spagnoli

Dal fantastico blog Haramlik riporto quest'articolo. Non potete non assistere un atto di dignità e stile che in Italia non potrà mai avvenire.

Iñaki Gabilondo dirige uno dei principali telegiornali spagnoli. E ha iniziato il suo TG dell’altra sera rispondendo in modo estremamente chiaro ai ricatti morali della propaganda filoisraeliana e regalando, nel contempo, un saggio di dignità professionale impensabile in Italia. Ne consiglio caldamente la visione.
A continuazione, la mia traduzione di ciò che dice: il testo originale in spagnolo è disponibile
qui.
“L’accumulo di notizie stanca, ma non ci si può stancare di denunciare; l’assalto a Gaza continua, e lo denunciamo. Denunciamo lo stritolamento, l’abuso, l’oltraggio. E oggi denunciamo qualcosa di più. Che, come al solito, è puntualmente apparsa quella sorta di gas paralizzante, di inchiostro di seppia che tutto nasconde e macchia che è l’accusa di antisemitismo. Lo sapete: criticare il governo di Israele vuol dire scivolare nell’antisemitismo. Falso. Falso e compendio di ogni falsità.
Noi che abbiamo amato Violeta Friedman, che l’abbiamo appoggiata contro il nazista belga Leon Degrelle, che ci sgoliamo contro i negazionisti, non accetteremo alcuna insinuazione di antisemitismo. Questo modo di giocare a nascondino non vale. La Federazione delle Comunità Ebraiche di Spagna ci ha ricordato, in una lettera molto gentile, che ogni critica al governo di Tel Aviv deve evitare l’uso di stereotipi quali - cito testualmente - l’allusione a “nasi adunchi, grandi orecchie, espressioni torve, nonché stereotipi spirituali quali l’avarizia ebraica o i simboli religiosi come la stella di David o i riccioli dei religiosi“. Fine della citazione testuale. Prendiamo atto della lettera e ringraziamo per il consiglio anche se, ovviamente, non ne avevamo bisogno. Abbiamo lasciato la scuola d’infanzia già da tempo.
Ricapitoliamo, quindi: né antisemitismo, né nulla del genere. Riservatevi questi argomenti per occasioni migliori. Ciò che viene denunciata è un’azione politico-militare intollerabile, un comportamento che attenta contro contro tutti i principi faticosamente conquistati dalla comunità internazionale.
Noi non siamo Hamas. Riconosciamo lo Stato di Israele e il suo diritto ad esistere, ma oltre a ritenere che la politica del governo israeliano giochi contro gli interessi del suo popolo, la consideriamo perversa.
Entrare a sangue e fuoco in quel campo di concentramento che è Gaza, non è qualcosa che si possa giustificare. Come ha detto Antonio Gutiérrez, Alto Commissario dell’
Acnur, questo è l’unico conflitto al mondo in cui la gente non può nemmeno fuggire.
Gli israeliani devono essere rispettati innanzitutto dai propri governanti e da coloro che dicono di difenderli. Speriamo che si arrivi alla tregua che si cerca di ottenere in queste ore.”

martedì 13 gennaio 2009

Credito familiare

articolo di Paolo Consolini e Marco Di Marco pubblicato su www.lavoce.info

A fine novembre il governo ha presentato due nuovi strumenti di sostegno ai redditi delle famiglie: la social card e un bonus una tantum di importo variabile. Considerando l'inconsistenza delle politiche anti-povertà delle due passate legislature, si spera che queste misure costituiscano il primo passo sperimentale di un percorso di riforma del welfare. Restano però provvedimenti che per l'esiguità dell'importo e per l imprecisione del disegno tecnico, rifletterono più il desiderio di cogliere un successo di immagine che l'intenzione di alleviare significativamente le condizioni dei poveri.

mercoledì 7 gennaio 2009

Rignano e la Procura di Tivoli

Ritorna sulle pagine dei quotidiani online la vergognosa storia di abusi su minori di Rignano.
Lo spunto è venuto da un atto (per altro non ancora notificato) della Procura di Tivoli che, contestualmente, manda in archivio la posizione di tre degli otto indagati e dispone il deposito degli atti di accusa che prelude alla richiesta di giudizio per almeno tre donne (le maestre Patrizia Del Meglio, Silvana Magalotti e Marisa Pucci.
Ma quello che mi preme sottolineare sono le molte perplessità sul metodo investigativo utilizzato dalla procura di Tivoli.
Secondo l'articolo della Repubblica.it la Cassazione, nel confermare l'annullamento degli arresti di sei indagati, censura il lavoro del pubblico ministero Marco Mansi e del gip Elvira Tamburelli con argomenti, oltre che severi, definitivi. "Il quadro indiziario è insufficiente e contraddittorio".
Le testimonianze dei bambini - motore dell'istruttoria e suo incipit - sono l'esito "di domande inducenti degli adulti", che sollecitano "aspettative" di fronte alle quali "i bambini finiscono per conformarsi".
L'indagine ha compiuto i due anni. Non sono consentite altre proroghe. Ed è proprio allora che salta fuori un nuovo casale.
È una costruzione abbandonata, con un legittimo proprietario (per altro non legato da alcun rapporto con gli indagati), dove i carabinieri, con una procedura quantomeno singolare per dei minori tra i 4 e i 5 anni, accompagnano alcuni dei bambini, trasformandoli in protagonisti del "riconoscimento".
"È il luogo", concludono.
Vengono sequestrati dei piatti, dei palloni, una Barbie. Non sono più possibili perizie (l'indagine è chiusa). Ma "il fatto nuovo c'è".
La Procura può tirare dritto.
La storia può ricominciare.
Mi chiedo se qualcuno pagherà per i propri sbagli per i traumi cagionati a dei bambini? In un paese civile si ma nel nostro?

lunedì 5 gennaio 2009

L’incapacità di vivere dimenticando i fili spinati

Da un interessante articolo di Carlo Bertani pubblicato su disinformazione.it , che vi invito a leggere, propongo la parte finale:
Israele fu per molti anni alleato del Sudafrica dell’apartheid, e la “teoria” dei “territori occupati” sa tanto di “Bantustan”: se non basta, rimangono a testimoniarlo le molte collaborazioni in campo militare, anche quando l’embargo internazionale contro Pretoria non le avrebbe consentite (i missili Gabriel, ad esempio, che armarono le motovedette d’entrambi i Paesi).Il Sudafrica ha saputo uscire dal suo cul de sac con gran coraggio e lungimiranza: oggi non è certo tranquillo come un cantone svizzero, ma non fa parlare di sé – per massacri – almeno una volta l’anno. Quella sudafricana è stata un’esperienza creata dal dialogo e dalla reciproca fiducia: riconoscimento che avvenne sia dalla parte dei neri sia da quella boera. Non dimentichiamolo. Eppure, fu un azzardo che pagò, eccome.
Sull’altro piatto della bilancia, i bianchi sudafricani compresero che la dinamica demografica non li favoriva: non fu soltanto spirito filantropico, ma anche pragmatismo. Che, in ogni modo, funzionò, e potrebbe funzionare anche in Palestina – perché le dinamiche demografiche sono le stesse – se venisse meno l’assurdo principio di uno Stato basato su un’identità etnica e religiosa (peraltro, molto difficile da identificare). Ci chiediamo se, tramontata ogni ipotesi d’avere due stati che vivono in pace separati, non sia da prendere in considerazione l’ipotesi più semplice, che qualsiasi Stato veramente democratico e moderno dovrebbe sostenere. Quella di un solo Stato, con pari diritti per tutti e democrazia parlamentare: il sistema meno imperfetto che conosciamo, con tutti i suoi difetti. Una modesta ma concreta base di partenza. Che ci sarebbe di strano? Non dovrebbe essere la comune prassi di uno Stato che si professa democratico? Non sarebbe una buona occasione anche per i palestinesi, accusati d’essere “refrattari” alla democrazia? Cosa spiazzerebbe di più le leadership integraliste (d’entrambe le parti), bombe e razzi o una proposta che sa di sfida per la democrazia?
L’ipotesi è meno assurda di quel che si pensi, se si riflette sulla alternative. Israele non potrà mai vincere contro i suoi vicini: sono troppi, e la demografia li avvantaggia. Oramai, i flussi migratori verso Israele sono cessati da tempo.Può solo perdere o “pareggiare” – mi si passi il paragone calcistico – ma questo “pareggio” è la tragedia alla quale assistiamo, che oggi avvelena di dolore e di rabbia i palestinesi e domani, ad operazione conclusa, ci dirà quante famiglie israeliane piangeranno un loro figlio. Il sogno della “Grande Israele” è tramontato con il ritiro dal Libano e la mezza sconfitta del 2006: perché continuare in questa assurda tragedia? Nessun morto nella Shoà ne trarrà vantaggio, e nessun israeliano potrà mai sperare di giungere ad un così completo dominio da scapolare le sue paure ancestrali. Nessun popolo eletto, nessun
popolo massacrato.

lunedì 29 dicembre 2008

dall'ordinanza di scarcerazione firmata dal Gip di Pescara, Luca De Ninis

Articolo di Marco Travaglio pubblicato su Cartacanta di Repubblica.it
Stralcio
"In relazione al D'Alfonso termini di gravità indiziaria il quadro accusatorio, già integralmente condiviso dal Gip nel momento dell'adozione delle misure cautelari, rimane nel suo complesso confermato (e anzi sotto taluni aspetti rafforzato).
Sulle due principali vicende di corruzione e sulla stessa associazione per delinquere.
Le acquisizioni successive all'interrogatorio del Sindaco. hanno già in gran parte eliso il valore del costituto difensivo del D'Alfonso in relazione all'aspetto ritenuto più significativo: le ristrutturazioni (di sue abitazioni eseguite gratuitamente da imprenditori vincitori di appalti nel suo Comune, ndr). L'interrogatorio del Paolini (portaborse-autista del sindaco a spese dell'imprenditore privato Carlo Toto, ndr) ha offerto piena conferma dell'impianto accusatorio in relazione all'essere l'indagato (Paolini) una sorta di assistente del Sindaco, stipendiato dal Toto e fornito di autovettura di alta gamma, senza che sia possibile documentare e neppure comprendere quali prestazioni abbia svolto per l'imprenditore.
Ribadita la gravità del quadro indiziario, come originariamente ritenuto nell'ordinanza, occorre a questo punto farsi carico delle sopravvenienze intervenute in relazione al pericolo di inquinamento probatorio ascritto al D'Alfonso. Le preannunciate e poi effettivamente eseguite dimissioni costituiscono un apprezzabile segnale di sensibilità istituzionale. Il previsto commissariamento del Comune determina un ulteriore indebolimento della rete di rapporti intessuti dal D'Alfonso nell'esercizio della propria attività politico-amministrativa e della conseguente capacità di manipolare persone informate e documenti.
Quanto alla possibile costituzione di tesi difensive di comodo, va rilevato che esse sono già state in parte disvelate (con riferimento alla vicenda delle ristrutturazioni) e che comunque il dettagliato sviluppo del costituto difensivo del Sindaco (ed i confronti già intervenuti con le altre fonti di prova dichiarativa e documentale), alla luce della notevole mole del materiale documentale acquisito, rende meno probabili ulteriori manipolazioni. Per questi motivi, (il Gip, ndr) revoca la misura in atto (gli arresti domiciliari, ndr) applicata a carico di D'Alfonso." (dall'ordinanza di scarcerazione firmata dal Gip di Pescara, Luca De Ninis, 24 dicembre 2008).

mercoledì 24 dicembre 2008

Il TG1

Per calcolare lo stato della libertà d’informazione in Italia, c’è un’ottima unità di misura: lo spazio dedicato dalla stampa e dai tg nazionali al processo in corso a Palermo a carico dell’ex capo del Ros e poi del Sismi, generale Mario Mori, e del suo vice, col. Mario Obinu, per favoreggiamento alla mafia a causa della mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995.

Una cosina da niente. Nemmeno una riga, una parola sulle udienze che si susseguono da metà luglio. In aula non si vede quasi mai un cronista e non è mai entrata una sola telecamera. Una delle rare eccezioni è Lirio Abbate, il valoroso giornalista dell’Ansa che vive sotto scorta per le minacce mafiose dopo aver scritto “I complici” con Peter Gomez.

Mercoledì ha firmato tre lanci d’agenzia sulla lunga deposizione del primo testimone d’accusa: il generale Michele Riccio, anche lui ex del Ros, che accusa Mori e Obinu di avergli impedito di catturare Provenzano 13 anni fa in un casolare di Mezzojuso indicato dal mafioso suo confidente Luigi Ilardo, poi assassinato da Cosa Nostra subito dopo aver accettato di collaborare con la giustizia. Quella sera e nei giorni seguenti nessun giornale né tg nazionale ha ripreso la notizia.

LEGGI L'ARTICOLO di Marco Travaglio

lunedì 22 dicembre 2008

Romeo e Veltroni

C'è una cosa che in queste giornate turbolente Walter Veltroni fatica a ricordare: di essere stato sindaco di Roma. E di aver portato la fascia tricolore negli anni in cui Alfredo Romeo concluse gli affari più lucrosi con la capitale. Forse se n'è dimenticato lui stesso. Forse non c'era. Se c'era, dormiva. Perché è difficile pensare che il numero uno del Pd, il «dittatore democratico» che dava lezioni di «bella politica», il leader che voleva saltare dal Campidoglio a Palazzo Chigi si sia fatto passare sopra la testa tutti quegli intrighi.

LEGGI L'ARTICOLO DE IL GIORNALE

venerdì 19 dicembre 2008

Romeo e la Capitale

I pm: stessi rapporti con gli assessori di Roma dal Corriere.it

Ed ecco che i pubblici ministeri rivelano come Romeo «attraverso un disponibile Lusetti e la "garanzia" di Francesco Rutelli, cerchi contatti con esponenti del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia europea che dovevano decidere la delicatissima controversia tra la Romeo Gestioni e la Manital per la gestione dei servizi integrati del patrimonio stradale del comune di Roma».
È il 2006, quando un'azienda di Romeo si aggiudica l'appalto. La «rivale» Manital fa ricorso al Tar. E vince. Si arriva alla primavera del 2007: la vicenda approda al Consiglio di Stato. L'imprenditore si affanna per ottenere aiuti. Scrive il gip di Napoli nella sua ordinanza di arresto eseguita due giorni fa: «La persona su cui devono intervenire è il consigliere di Stato Paolo Troiano, componente del segretariato generale della giustizia amministrativa, l'omologo del Csm». E poi cita la telefonata del 3 maggio 2007 tra Romeo e Lusetti.
Romeo: «Ti sei scordato di me».
Lusetti: «No, no sto lavorando invece... Sto lavorando per te».
R.: «No, volevo sapere quella cosa di quello lì, Troiano».
L.: «Quale Troiano?».
R.: «Quello della giustizia amministrativa».
L.: «Ah! No... Capito? Però domani mattina c'ho un incontro operativo alle otto... Direttamente con il grande capo e parliamo di tutto».
R.: «Ah con il grande capo».
L.: «Esatto, c'è anche Troiano... Su tutto».
R.: «Eh perché se chiama il grande capo mi risolve il problema».
L.: «Lo so, stai tranquillo».
R.: «Me lo farebbe? Lui per me farebbe questa cosa?».
L.: «Certo che lo farebbe».
R.: «Perché per me è questione di vita o di morte».
Secondo il giudice «il grande capo è proprio Rutelli». Dice oggi il legale della Manital Gianluigi Pellegrino: «Con i nostri ricorsi siamo stati i primi a svelare il "sistema Romeo". Ora bisogna chiedersi come mai la giunta Veltroni si sia ostinata a non revocare l'aggiudicazione di quell'appalto ritenuto illegittimo».
Nell'ordinanza di arresto il gip di Napoli scrive: «Alla luce delle conversazioni intercettate non può che assumere ora una valenza diversa la decisione del Consiglio di Stato che, sovvertendo l'esito della decisione del Tar accoglieva in toto l'appello proposto dalla Romeo che risultava così la definitiva aggiudicataria dell'appalto. Decisione che, proprio in ragione del chiaro e inequivoco contenuto delle conversazioni, appare frutto della palese "influenza" esercitata sull'organo giudicante da Romeo e soprattutto dai suoi "sponsor parlamentari", primo fra tutti Renzo Lusetti».
Del resto la capacità di Romeo di influire sulle decisioni giudiziarie attraverso l'amicizia con i magistrati sarebbe già emersa analizzando i rapporti con Italo Bocchino e con il giudice Antonio Panico: «Fu proprio lui nel 1993 a scrivere la sentenza sulla controversia tra la Romeo Gestioni e il Comune di Napoli che conferma all'azienda il monopolio di fatto sulla gestione e manutenzione degli immobili comunali».

mercoledì 17 dicembre 2008

Iervolino e Napoli

Il Comune di Napoli e il sindaco Rosa Russo Iervolino sono investiti in pieno dall'inchiesta. Due assessori (Di Mezza e Laudadio) indagati per associazione per delinquere, un ex assessore suicida il 29 novembre, Giorgio Nugnes, un altro ex potentissimo assessore al Bilancio, Enrico Cardillo, ai domiciliari pure lui, che fugge dal Comune un giorno prima del suicido di Nugnes implorando i giornalisti: «Spegnete i riflettori su di me». (Il sole 24 ore)
Lei, il sindaco, ne esce pulita! Ma allora che cavolo faceva quando gli altri si "divertivano"? Le ipotesi sono due: o è completamente imbecille o del tutto incapace. In entrambi i casi si deve dimettere.

lunedì 15 dicembre 2008

La distruzione delle Nazioni

Ida Magli - www.italianiliberi.it – 15 dicembre 2008

Nei giorni scorsi la Svezia ha ratificato per via parlamentare la Costituzione europea, il cui nome è stato cambiato, con i soliti metodi truffaldini di cui è costellata la costruzione dell’UE, in “Trattato di Lisbona” per farla accettare a quei popoli che, come “Costituzione”, l’avevano bocciata. Anche se non ci sono state le maggioranze assolute che accompagnano di solito le questioni europee, tuttavia i politici svedesi hanno approvato con notevole entusiasmo la rinuncia alla sovranità e all’indipendenza del proprio Stato.
Dobbiamo tenere sempre bene a mente questa constatazione perché uno dei punti più importanti dell’esame che faremo sarà proprio questo: l’Impero europeo è stato ideato in modo misterioso, segreto, da qualcuno fra i massimi detentori del potere il cui nome ci è sempre stato tenuto nascosto, ed è stato realizzato a poco dai governanti dei singoli Stati tenendo il più possibile all’oscuro i cittadini degli scopi da raggiungere. Una oscurità che si è protratta per anni, con il consenso dei mezzi di informazione, in quanto tutti, politici e giornalisti, erano consapevoli che si trattava di una operazione contraria ai sentimenti e agli interessi dei popoli. Quale popolo, infatti, sarebbe così stolto da voler rinunciare a possedere un proprio territorio, una patria?
Il Parlamento europeo è pura finzione, come i politici sanno bene, in quanto non ha alcun potere reale sulla volontà della Banca Centrale, dei Capi di governo e dei Commissari, i quali sono tenuti, in base al trattato di Maastricht, a “non sollecitare e a non accettare istruzioni da alcun Governo né da alcun organismo”(Art.157). Nessuno, perciò, ha il diritto di affermare che in Europa vige la democrazia.
Vanno avanti allegramente a programmarsi le votazioni per il Parlamento europeo, assegnando i posti, riccamente retribuiti, ai candidati che vogliono togliersi di torno perché difficilmente collocabili in Italia a causa della loro ignobile condotta politica (come è noto si è fatto il nome di Bassolino e della Jervolino) tanto è sicuro che così non potranno più disporre di nessun potere: il parlamento europeo e il nulla si equivalgono.
La cosa più grave, però, è che i governanti non si sono fermati a riflettere sul fallimento del Progetto neanche di fronte all’attuale crisi economica, al crollo delle Banche e delle Borse, fenomeni che segnano il punto culminante del disastro del Progetto stesso, il segnale che tutto l’edificio sta per crollare. Non si può sbagliare, infatti, davanti all’evidenza: non sono le corruzioni, i furti, le truffe, gli errori dei singoli operatori e dei singoli amministratori delegati delle grandi industrie ad aver provocato la catastrofe, ma l’Idea che ne è stata all’origine e che per la sua stessa natura permette o addirittura provoca questi comportamenti.
Quale era questa Idea?
Creare un mondo tutto uguale, in funzione del dogma della globalizzazione, senza frontiere, senza dazi, senza confini, senza Stati, senza distinzioni di popoli, di culture, di razze, di territori, di lingue, di costumi, di leggi, di religioni, di governi, di monete: un immenso, unico mare di “uguali” sul quale il Dio Mercato potesse navigare in assoluta libertà.
L’Unione Europea (non si è voluto, infatti, che si chiamasse “Stati Uniti d’Europa” in quanto gli Stati non debbono sussistere) doveva esserne il perfetto prototipo, la realizzazione esemplare, quella che il resto del mondo avrebbe dovuto ammirare ed imitare per raggiungere la felicità. Non dimentichiamoci che è questo che promette ai popoli la costituzione europea: la felicità, commisurata al PIL, al prodotto nazionale lordo. Un'idea del tutto folle, naturalmente, come la situazione attuale ha dimostrato e sta ancora dimostrando.
Nessuno aveva mai pensato in precedenza che si potessero mettere in funzione dei “sistemi” privi di qualsiasi interruttore, di una qualsiasi valvola o chiusura di sicurezza; nessuno aveva mai ritenuto che gli uomini fossero “oggetto dei bisogni del mercato” invece che soggetto agente dei propri bisogni.
La formula: “dato che non avete soldi e prevedete che domani ne avrete ancora di meno, spendete più che potete” apparirebbe, come di fatto è, quella di suicidi sul punto di spararsi se non fossero i governanti a proclamarla. Ma l’aspetto più terribile di questa situazione è che siamo costretti a presupporre che una parte almeno dei governanti sia in buona fede, e che non si accorga che i “fondamentalismi” dell’Occidente sono altrettanto distruttivi quanto quelli del terrorismo orientale.
E’ infatti fondamentalismo allo stato puro la certezza dei governanti d’Europa che le leggi sulle quali si fonda il Mercato siano inamovibili, identiche a quelle della Fisica, e che gli uomini, identificati esclusivamente come “consumatori”, debbano necessariamente piegarvisi. La verità è, invece, che la legge: consumare sempre più merci per produrre sempre più merci, annienta l’Uomo. Il pensiero, l’anima, il sentimento, il valore, tutto ciò che fa dell’uomo l’Uomo

venerdì 12 dicembre 2008

Un altro commissario!

Alemanno: «Roma è fragile, serve commissario straordinario per il Tevere»

Ne sentivamo la mancanza!!

La guerra tra procure


Riporto l'articolo apparso sul sito di Carlo Vulpio, giornalista del Corriere della Sera, che si occupava del bagarre delle procure di Catanzaro, Salerno e Matera.

E' in questi casi che mi vergogno di vivere in Italia!


Vi riporto degli stralci, il testo integrale è possibile leggerlo sul sito del giornalista


Avevo fatto una battuta: avevo detto: i giornalisti, a differenza dei magistrati, non possono essere trasferiti. Avrei fatto meglio a stare zitto. Da lì a poco sarei stato “trasferito” anch’io. E’ stato la sera del 3 dicembre, dopo che sul mio giornale era uscito un mio servizio da Catanzaro sulle perquisizioni e i sequestri ordinati dalla procura di Salerno nei confronti di otto magistrati calabresi e di altri politici e imprenditori.

Come sempre, non solo durante questa inchiesta, ma perché questo è il mio modo di lavorare, avevo “fatto i nomi”. E cioè, non avevo omesso di scrivere i nomi di chi compariva negli atti giudiziari (il decreto di perquisizione dei magistrati di Salerno, che trovate sul mio blog in versione integrale) non più coperti da segreto istruttorio. Tutto qui. Nomi noti, per lo più. Accompagnati però da qualche “new entry”: per esempio, Nicola Mancino, vicepresidente del Csm, Mario Delli Priscoli, procuratore generale della Corte di Cassazione, Simone Luerti, presidente dell’Associazione nazionale magistrati.

Con una telefonata, il mio direttore, Paolo Mieli, ha dichiarato concluso il mio viaggio fra Catanzaro e Salerno, Potenza e San Marino, Roma e Lamezia Terme.

Un viaggio cominciato il 27 febbraio 2007, quando scoppiò “Toghe Lucane” (la terza inchiesta di de Magistris, con “Poseidone” e “Why Not”). Un viaggio che mi fece subito capire che da quel momento in poi nulla sarebbe stato più come prima all’interno della magistratura e in Italia.
......
E’ accaduto che mentre la procura di Catanzaro (c’era ancora de Magistris) stava indagando su un bel numero di magistrati lucani, di Potenza e di Matera, la procura di Matera (gli indagati) si è messa a indagare sugli indagatori (de Magistris).

Come? Surrettiziamente.

E cioè? Si è inventato il reato di “associazione a delinquere finalizzato alla diffamazione a mezzo stampa” e ha messo sotto controllo i telefoni di cinque giornalisti (me compreso) e un ufficiale dei carabinieri (quello delegato da de Magistris per le indagini sui magistrati lucani).

Così facendo, i magistrati indagati hanno potuto conoscere cosa si dicevano gli indagatori (de Magistris e l’ufficiale delegato a indagare).

Avvertivo: guardate che così va a finire male.

Chiedevo: caro Csm, caro Capo dello Stato, intervenite subito. Niente. Nemmeno una parola, un singulto, un cenno. Nemmeno quando era chiaro a tutti che quei magistrati lucani, al di là di ogni altra considerazione, vedevano ormai compromessa la loro terzietà.

Un magistrato - si dice sempre, e a ragione -, come la moglie di Cesare, deve non soltanto “essere”, ma anche “apparire” imparziale, terzo, non sospettabile di alcunché. Per i magistrati lucani, invece, non è così. Nonostante siano parti in causa, essi continuano a indagare sugli indagatori, chiedono e ottengono proroghe di indagini (siamo alla quarta) perché, dicono, il reato che si sono inventati, l’associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa, è complicatissimo. E rimangono al proprio posto nonostante le associazioni regionali degli avvocati ne chiedano il trasferimento, per consentire un funzionamento appena credibile della giustizia. Niente.

Si è lasciato incancrenire il problema ed ecco replicato l’esperimento a Catanzaro.

La “guerra” fra procure non è altro che la riproduzione di quel corto circuito messo in atto da indagati che indagano sui loro indagatori, affinché, rovesciato il tavolo e saltate per aria le carte, non si sappia più chi ha torto e chi ha ragione perché, appunto, “c’è la guerra”.

E dopo la “guerra”, ecco la “tregua” o, se preferite, “l’armistizio” (così, banalmente ma non meno consapevolmente, tutti i giornali, salvo rarissime eccezioni di singoli commentatori).

Guerra e tregua.
Forse è il caso di non leggere più il Corriere?

giovedì 11 dicembre 2008

Per una nuova classe dirigente

Il caso del latte crudo

di Marcello Pamio pubblicato il 10 dicembre 2008 su www.disinformazione.it
Il sottosegretario alla salute, Francesca Martini, annuncia che è allo studio "la possibilità di emanare un'ordinanza per sospendere la distribuzione di latte crudo fino a quando non ci sarà un adeguamento dell'informazione per la salute nella quale sia chiaro che il latte crudo va consumato solo dopo la bollitura".
Come mai simili raccomandazioni? Perché ad oggi sarebbero 9 (6 nel 2008 e 3 nel 2007) i casi della grave malattia renale provocata nei bambini dal batterio Escherichia coli O157 "collegati" al consumo di latte crudo.
Stiamo parlando della malattia chiamata “sindrome emolitica uremica”, che si manifesta con una grave insufficienza renale che può rendere necessaria la dialisi.
L’Osservatorio epidemiologico della Regione Campania ha realizzato un’indagine sulla Sindrome emolitica uremica (Seu). A partire dal 1988, ogni anno sono stati osservati circa 30-40 casi di Seu (Sindrome emolitico uremica), per un totale di 439 casi notificati complessivamente tra il 1998 e il 2004.
Sono inoltre stati identificati alcuni focolai epidemici, negli anni 1992, 1993 e 1997. Il tasso nazionale d’incidenza medio annuale della Seu nello stesso periodo (1988-2004) è stato di 0,27 casi per 100mila abitanti, inferiore rispetto a quanto rilevato in altri paesi europei.
Quindi ogni anno ci sarebbero, secondo l’Osservatorio della Campania, circa 30-40 casi ogni anno di questa Sindrome emolitica uremica.
Come mai soli 3 casi nel 2007 e 6 nel 2008 hanno fatto intervenire il Ministero del Welfare per bloccare la vendita di latte crudo? Dove sta il problema? Ovviamente non esiste alcun problema sanitario, come non lo è stato il morbillo, la meningite, ecc.
Semmai il “problema” viene mediaticamente creato ad arte per raggiungere un ben preciso scopo.
.....
La sterilizzazione consiste nel riscaldare il latte ad una temperatura tale che tutti i microrganismi presenti sono distrutti.
In questo modo si distruggono i batteri patogeni (compresi quelli vitali) e si ritarda lo sviluppo di altri batteri. Il calore della pastorizzazione è però sufficiente per distruggere anche i batteri lattici importanti per la vita, come il Lactobacillus acidophilus, che contribuisce a sintetizzare la vitamina B nel colon (intestino crasso). Acidificando il latte che poi coagula, i batteri lattici tengono i batteri della putrefazione sotto controllo. Il latte pastorizzato, non avendo questa protezione, si potrà alterare. L'ironia della pastorizzazione è che distrugge le proprietà battericide del latte. Il latte crudo mantiene al suo interno i batteri lattici utili.
Quindi la pastorizzazione permette ai grossi produttori nazionali una peggiore qualità del prodotto e dei bassi standard di igiene complessivi (alla fine del processo industriale, si fa bollire il latte, e chi s’è visto s’è visto). Tale bollitura però distrugge la “fosfatasi alcalina” (ALP) che è un enzima presente nel latte crudo molto sensibile al calore. Questo enzima serve all’assimilazione del calcio nelle ossa. La sua mancanza impedisce di fatto alle ossa di integrare il calcio disponibile. Quest’ultimo infine, per essere assimilato deve disporre di un certo quantitativo di magnesio che nel latte (come in una dieta tradizionale) è molto scarso! Questo è il motivo per cui una dieta a base di latte pastorizzato invece di apportare calcio alla struttura ossea - come invece dicono i medici - lo sottrae alla stessa!
Ma non è tutto, perché il magnesio serve anche a contrastare con la vitamina B6 l'acidosi metabolica indotta dai sali di calcio e dalle proteine animali. Se il nostro terreno biologico è prevalentemente acido, a causa di un eccesso di proteine animali (latte, formaggi, carni, ecc.) i nostri meccanismi di tamponamento naturale per neutralizzare questo eccesso di acidità ricorrono alle riserve minerali che abbiamo principalmente nelle ossa e muscoli!
Sapete cosa significa questo?
Significa che vengono sottratte da ossa e muscoli i minerali tampone che servono per riequilibrare l’acidosi e portare all’equilibrio. Questo meccanismo a circuito chiuso spiega perché l'osteoporosi non è una mancanza di calcio ma una perdita di calcio a seguito delle nostre abitudini alimentari scorrette, tra cui appunto bere latte pastorizzato (carni, formaggi e proteine animali).
....
Viene da sé che l’ordinanza del Ministero del Welfare, non ha niente a che vedere con la nostra salute - semmai il contrario - ma è un chiaro attacco dei grandi produttori industriali di latte contro le piccole aziende locali che vedono nei distributori una possibilità di sbocco commerciale della propria attività. Da quando i distributori di latte crudo hanno fatto la loro comparsa nel territorio locale, sicuramente le casse delle grandi aziende ne hanno risentito il colpo e sono quindi corse ai ripari…

mercoledì 10 dicembre 2008

Renato Soru

Vedi l'intervista di Renato Soru rilasciata a Che Tempo che fa di Fabio Fazio.

Potrebbe essere uno dei membri della nuova classe dirigente di questo scalcinato PD?

Grazie ai nostri politici per l'indulto

L'immobiliarista Stefano Ricucci è stato condannato, previo patteggiamento, a tre anni di reclusione nell'ambito del processo in cui era imputato per la fallita scalata ad Rcs, la vicenda legata alla compravendita fittizia dell'immobile in via Lima, a Roma, la gestione dei fondi previdenziali e la gestione dell'assegnazione della gara d'appalto del patrimonio immobiliare Enasarco. Ricucci non sconterà la pena, visto che è indultata. La sentenza è stata emessa dai giudici della quinta sezione del tribunale di Roma, presieduta da Maria Luisa Ianniello, che ha accolto la richiesta di patteggiamento avanzata dall'imputato.

martedì 9 dicembre 2008

La qualità senza controlli

da Repubblica.it di CARLO PETRINI

Un'Ansa di ieri sera dice che la diossina rilevata nei suini irlandesi proviene da olii industriali finiti in una macchina usata per asciugare il mangime. Cosa significa? Mistero.
Ma questo piccolo dettaglio tecnico spalanca un panorama vertiginoso, nel quale abbiamo una sola certezza: non abbiamo il controllo della situazione.
Anche se in etichetta ci scrivono da dove viene e come è stato alimentato il maiale, come potremmo immaginare che il mangime che gli hanno dato è stato prodotto bruciando oli industriali non consentiti? È esattamente questo che cerchiamo di comunicare quando diciamo che occorre mangiare meno carne.
L'unica condizione per avere il controllo sulla qualità della carne che mangiamo è abbassare i consumi. Se ne mangiamo di meno, e quindi ne verrà prodotta di meno, con cicli meno veloci, con alimentazioni meno artificiali, che prevedano meno passaggi, meno elaborazioni, meno variabili, allora possiamo sperare di avere un qualche tipo di sicurezza alimentare.
E intanto, ma queste sono riflessioni per visionari, si libererà il pianeta di un bel po' di Co2, si risparmierà acqua, si eviterà di spianare foreste, non sarà necessario pavimentare il mondo di monocolture di mais o di soia.
Chi chiede l'etichettatura e una norma che obblighi alla dichiarazione dell'origine di ogni alimento ha ragione.
E si sta trovando davanti un'Europa poco reattiva, che sembra non comprendere che la tracciabilità, la trasparenza delle informazioni è l'unico strumento per proteggere la salute pubblica e al contempo l'economia. Troppe volte le richieste di rigore informativo sono state respinte con la motivazione che un prodotto ben "tracciato" farebbe concorrenza sleale agli altri. Se io dico che un olio è prodotto in Italia, a patto di dire la verità, non sto facendo concorrenza sleale a nessuno: sto dando un servizio al cittadino. Non sono gli omertosi che vanno protetti. Non è la confusione che va alimentata.
Tuttavia le etichette non possono metterci al riparo dall'infinita possibilità di delinquere che il mondo della produzione sa mettere in atto.
L'unico elemento che ci può proteggere è la promozione della qualità. Sembrava averlo intuito il presidente della Commissione agricoltura, Paolo Russo, quando ha dichiarato che oltre all'etichettatura occorre "una politica che incrementi il valore del lavoro degli allevatori"; ma evidentemente pensava a qualcosa di diverso perché ha aggiunto "favorendo l'aumento delle quantità dei capi ed il miglioramento delle performances produttive".
Non si fa qualità pensando alla quantità. E non c'è motivo di continuare con questa ossessione della quantità in un'Europa sempre più obesa, cardiopatica e diabetica, in cui tutti si sgolano a dire che bisogna mangiare meno carne. Mangiamone meno, mangiamola buona, paghiamola il giusto e compriamola da chi ci fidiamo. O forse, un'altra opzione c'è, non alternativa, ma complementare. Quella di una comunità europea che lavori con cognizione di causa su ogni singola derrata

lunedì 8 dicembre 2008

Taranto e l'Ilva

Dall'atmosfera ai campi, diossine e pcb galleggiano nell'area cittadina in abbondanza, ma ufficialmente “non è provato” da dove vengano. Per farsi un'idea bastano però i dati ufficiali dell'Eper, il registro europeo delle emissioni inquinanti.

Gli ultimi a disposizione dicono che nel 2005 in città è stata prodotta una mole incredibile di Pcdd (policlorodibenzo-p-diossine) e Pcdf (policlorodibenzo-p-furani), famiglia di diossine cancerogene, e che la fonte è l'impianto Ilva, il mega siderurgico già troppo noto alle cronache, che ha sputato 93 grammi di queste sostanze contro una produzione nazionale di 103 grammi.
In pratica il 90% di quanto emesso in tutto il nostro paese.

Mentre dal 2002, (quando la diossina sprigionata da tutti gli impianti industriali d'Italia era 222,5 grammi), le emissioni nazionali si sono dimezzate, il gigantesco stabilimento pugliese le ha aumentate da 70 a 93 grammi, gran parte fuoriusciti dal camino E 312, il camino dell'impianto di agglomerazione.
Un grande scandalo italiano, ma il ministro dell'Ambiente on. Prestigiacomo cosa dice?

articoli
http://blog.libero.it/lavoroesalute/5742647.html

Vedi i video:












Il latte appena munto

Il latte torna a far parlar di sé. Nel modo peggiore. Sono 9 i casi sospetti (negli ultimi due anni) di sindrome emolitico-uremica, un'infezione grave ai reni causata da un batterio, l'Escherichia coli 0157.
Si sospetta che i contagi siano stati provocati dal latte non pastorizzato e dalla carne cruda, anche se non è ancora possibile collegarli a una causa precisa. A oggi l'unica certezza è che i casi segnalati sono distribuiti in tutta Italia, con maggiore frequenza nelle regioni padane, attorno a Roma, in Campania e Puglia.
Il latte crudo resta il principale indiziato.
Dopo le recenti denunce le autorità si muovono e lo stesso ministero annuncia l'obbligo di inserire la dicitura "bollire" sui distributori alla spina, minacciando la sospensione della vendita fino a quando la misura non sarà applicata su tutti i distributori.
Quello che manca - a parere di Altroconsumo - sono indicazioni chiare e maggiore trasparenza nella comunicazione fatta ai consumatori. La gente ha iniziato a comprare il latte crudo, senza avere le idee chiare sul prodotto: ha dato troppe cose per scontate e lo ha consumato come un qualsiasi latte acquistato al supermercato.
Che cosa fare per evitare rischi? Le autorità suggeriscono di far bollire il latte con un trattamento a 100° che uccida i batteri patogeni. La cara vecchia bollitura del latte modifica però le proprietà nutritive e il gusto caratteristici di questo latte. In poche parole: la cottura casalinga rende il latte crudo piuttosto simile a quello trattato termicamente. A questo punto ci chiediamo noi: vale la pena comprarlo? Certo questo prodotto costa meno rispetto a quello confezionato e industriale, ma spesso i distributori non sono alla portata di tutti.

sabato 6 dicembre 2008

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni a La 7