martedì 5 agosto 2008

Quest’anno meno turisti scelgono l’Italia per le vacanze

Articolo pubblicato Domenica 3 Agosto 2008, in Svizzera.Neue Zürcher Zeitung] e la traduzione è pubblicata so http://italiadallestero.info

Il settore turistico in Italia deve fronteggiare una drastica diminuzione di visitatori. I turisti italiani e stranieri scelgono sempre meno l’Italia – a causa di tutti i mali del Paese.
Sulle strade italiane regna il caos, come ogni primo fine settimana d’agosto. Chi può è in partenza per le vacanze. Gli operatori del settore turistico hanno però facce lunghe, per loro le persone in viaggio sono decisamente troppo poche e gli affari vanno male. Spagna, Portogallo, Grecia e Croazia sono mete turistiche più amate dell’Italia.
L’associazione italiana degli albergatori parla già di disastro. Secondo i primi dati dell’istituto italiano di statistica, quest’anno il numero dei turisti dovrebbe calare drasticamente. Si attendono oltre 5 milioni di ospiti in meno rispetto allo scorso anno.
L’euro forte, i prezzi troppo alti, lo scandalo rifiuti e i pessimi servizi offerti, secondo il settimanale “L’Espresso”, terrebbero lontani molti stranieri. A loro volta i turisti italiani, a causa della crisi economica, hanno dovuto rinunciare alle vacanze in Italia o scegliere paesi meno cari. Gli esperti del settore calcolano perdite per svariati miliardi di euro.
“Chi paga volentieri fino a 33 euro al giorno per sdraio e ombrellone?” replicano i rappresentanti delle associazioni di consumatori. Nella penisola iberica un posto in spiaggia costerebbe la metà. In Italia gli imprenditori del settore cercano di rianimare le spiagge italiane con offerte di mezza giornata a metà prezzo a partire dalle ore 14.
Nemmeno i monumenti artistici italiani sono più attrattive sicure.
Città come Venezia, Roma o Firenze registrano afflussi in calo fino al 20% – per non parlare di Napoli che con le sue montagne di immondizia è causa di pubblicità negativa. I turisti hanno scelto di risparmiasi cumuli di spazzatura nelle strade, caos negli aeroporti e nelle stazioni, treni sporchi, infrastrutture carenti – “in pratica i mali italiani”, secondo un portavoce dell’ente del turismo.
Elena David, presidente dell’associazione degli albergatori italiani, fa una forte autocritica: “Siamo più cari di altri paesi e offriamo in cambio una qualità inferiore”. La metà degli hotel non sarebbe dotata di aria condizionata, e il 60% sarebbero privi di accesso a internet.
“Gli italiani non hanno mai imparato ad andare incontro alle esigenze dei turisti” è la critica dell’esperto di turismo spagnolo Josep Ejarque. “Offrono quello che hanno sempre offerto”. Belle città e splendidi paesaggi, ma anche molte cose che non vanno.
Ad illustrare l’assunto è diventata esemplare, un paio di giorni fa, la traversata notturna di una turista italiana su un traghetto diretto in Sardegna. All’alba è stata svegliata da un “forte prurito”. Minuscoli insetti le camminavano su tutto il corpo. Alzandosi di scatto dalla sua poltrona di prima classe, gli insetti le sono caduti anche dai jeans. “Zecche”, è stata la prima diagnosi. Le autorità portuali hanno parlato invece di un “attacco di cimici”. Zecche o cimici, non fa molta differenza – la notizia è stata l’occasione per parlare del decadimento del turismo italiano.
Gli operatori del settore turistico attendono ora con qualche preoccupazione la giornata di domani: il governo italiano ha infatti inviato 3000 soldati a presidirare le aree metropolitane. Dovrebbero, così ha spiegato il Ministro della Difesa Ignazio La Russa, “togliere alla popolazione la paura della violenza“. Sarà utile per il turismo? Ammirare le bellezze artistiche circondati da soldati di pattuglia non è cosa da tutti.

La squadretta non aveva alternative

Mattia Feltri per “La Stampa”

"Per cento giorni, per cento anni, non finirò di amarti mai», cantava Caterina Caselli, e Silvio Berlusconi l’accompagnerebbe volentieri. Dipendesse da lui, per i cento giorni trascorsi e i cento anni a venire non farebbe che presiedere il governo, da quanto ama presiederlo e da quanto lo stima: «Merita da otto in su», ha detto venerdì a Napoli. Anche dieci, dunque, e probabilmente dipende da una variabile: se il suo voto faccia media oppure no.
Che sia orgoglioso della squadretta (diminutivo rigoroso: quella di Prodi andava oltre il centinaio di componenti, questa si ferma alla sessantina) lo dimostra il fatto che in conferenza stampa, con alle spalle la Verità del Tiepolo rivestita, stringe da nonno buono il polso del ministro cui sta per cedere la parola.
I primi cento giorni scadono dopodomani, e il fato bizzarro ha previsto che il centesimo fosse il primo delle vacanze estive. I restanti novantanove sono stati frenetici, al punto che le dodici leggi approvate nascono tutte per iniziativa dell’esecutivo, col Parlamento nel perfetto trend notarile degli ultimi anni: raccatta e mette il bollo.
Col vantaggio accumulato alle elezioni, la squadretta non aveva alternative: fare il più possibile senza scocciature dai signori del legislativo che, con le liste bloccate, sono sullo scranno (tendenzialmente) per gentile concessione. Dunque zitti e vidimare. Non è il solo vantaggio di cui la squadretta abbia goduto.
Secondo vantaggio: la squadretta è tale e comanda il premier, i caporioni sono effettivamente pochi: Giulio Tremonti e Gianni Letta, innanzitutto, e poi Umberto Bossi e Roberto Maroni; qualche peso si attribuisce a Renato Brunetta, Maurizio Sacconi, Ignazio La Russa e forse Roberto Calderoli. In posti chiave come gli Esteri (Franco Frattini) e la Giustizia (Angelino Alfano), Berlusconi ha messo uomini di provata, diciamo così, sintonia. Terzo vantaggio: l’opposizione non si oppone, se non con un routinario Walter Veltroni e un accanito Pierluigi Bersani; il resto è nelle mani di Antonio Di Pietro e di qualche sparuto girotondista. I sindacati, per la prima volta nei quattordici anni in cui hanno avuto a che fare con Berlusconi, pensano a portare a casa qualcosa e, soprattutto nella Cgil, hanno accantonato la strategia del contrasto senza se e senza ma. L’Udc, più brava a fare la quinta colonna, è rimasta fuori dalla coalizione. Sinistra e destra estreme, dal Parlamento.
Il governo ha rimediato qualche noia dall’Europa, specialmente sulle questioni della sicurezza, e adesso si adegua. Maroni spedisce i suoi decreti a Bruxelles, e proprio a quei burocrati che il partito padano non tollera. Il pacchetto anticriminali e antimmigrati è comunque pronto. Siccome era imperativo categorico impiantarlo subito - con la campagna elettoriale che ci si era montata sopra - e siccome è meno duro del previsto, è stato necessario caricarlo di aggettivi e di intenzioni minacciose (il caso delle impronte digitali è lì da vedere) che hanno offerto il destro ai guardiani europei alla Martin Schulz.
La politica dell’annuncio è del resto lo spadone dell’esecutivo.
L’altra volta (2001-2006) Berlusconi sostenne di aver fatto molto e comunicato poco. Ora, di sicuro, comunica tantissimo, e ha i delegati. Il più efficace è Brunetta, nella sua guerra ai fannulloni e nella sua missione di trasparenza.
Stavolta, però, c’è anche qualcosa da vedere. La Napoli ripulita (sempre che duri) è uno spettacolo da offrire al mondo, e magari ai grandi del G8 il prossimo anno.
L’Ici e la detassazione degli straordinari sono cosa fatta. Le province, che dovevano essere cancellate, sono sempre lì dov’erano.
Il bonus bebé resta nelle intenzioni del premier quando incrocia le mammine per la strada.
Del resto la crisi economica è sfasciante e l’allegro ottimismo di altri tempi si è simpaticamente tramutato in allegro pessimismo. Il povero Tremonti - a parte qualche trovata come la Robin Hood Tax, meno generosa di quanto facesse intuire - sbatte al muro la testa per ficcare in quella dei colleghi che un altro ‘29 sta per arrivare; ma li convince a tagliare e, siccome teme le trappole degli spendaccioni, riesce nel prodigio di chiudere la finanziaria ad agosto, malgrado le forme (o i formalismi) lo obblighino a sigillarla in autunno.
Almeno nei modi, segue la strada del predecessore, Tommaso Padoa Schioppa, e dunque non vuole concertare: i conti sono questi, vanno fatti quadrare. Con la politica dell’annuncio, però, si corre il rischio della figuraccia.
E con Alitalia il rischio è forte. Il governo le ha restituito fiato con denaro pubblico, e la cordata nazionale non si vede, malgrado Berlusconi l’abbia annunciata una cinquantina di volte, le prime delle quali per ragioni di propaganda. Se finirà male, per il presidente del Consiglio saranno guai. Ma questo è un Berlusconi nuovo. Addio alle grandi opere, che necessitano di tempi lunghi e rendono poco in consenso. Il Ponte di Messina è un disegno sullo Stretto. L’Alta velocità arriverà da sé. Le autostrade tracciate a venti corsie sulle lavagne di Bruno Vespa giacciono nella cantina di Palazzo Chigi.
Le emergenze sono altre, comprese quelle mai messe nero su bianco. Infatti - accantonato per sfinimento dalla politica planetaria il conflitto di interessi - il premier qualche cosuccia personale l’ha aggiustata o sta per farlo, come nel caso delle intercettazioni telefoniche. Poi la blocca processi. Soprattutto il lodo Alfano, che mette nell’angolo il Mefisto dei suoi nemici, la magistratura, incassata con sorprendente facilità e con l’attonita inerzia del Partito democratico. Ora, con il lodo e la certezza di stare alla larga dei tribunali per cinque anni meno cento giorni, Berlusconi non ha più alibi. In autunno arrivano le grandi riforme, della giustizia e del federalismo fiscale. Con o senza dialogo, si vedrà. E si vedrà se gli elettori non finiranno di amarlo mai, per cento giorni o cento anni.

lunedì 4 agosto 2008

I pizzaioli


L'Italia è sull'orlo dell'abisso e per nostra fortuna abbiamo un nostro rappresentante che pensa finalmente alle cose serie: il Senatore Rosario Costa propone la patente europea dei pizzaioli.

Credevo fosse una battuta, brutta ma una battuta, invece su "il Giornale" viene pubblicata l'intervista al Senatore:

«L’aspetto nutrizionale è certamente parte importante della vita delle persone e delle comunità. Se è vero che la globalizzazione determina problemi sempre più colossali in materia di igiene si capisce l’importanza di preparare adeguatamente gli operatori che producono un alimento di così largo consumo. Pensiamo solo che gli americani mangiano il doppio di pizza degli italiani.
No, dico per dire, ma come c’è l’esame per i panificatori allora si giustifica e si legittima l’esame per i pizzaioli. Bisogna costringere chi prepara questo prodotto tipico a sottoporsi a un accertamento come quello a cui è sottoposto l’aspirante panificatore».Un esame da pizzaiolo?«Certo, però per le procedure bisognerà sentire le categorie interessate, questo è solo un disegno di legge». Pensa sia una questione di interesse nazionale? (!!!)«Sì, basta domandarlo all’associazione dei pizzaioli». Sono d’accordo? (ma va!!)«Uhhh! Ci perseguitano perché si faccia quanto prima. Sennò qui ognuno si alza la mattina e si improvvisa pizzaiolo(come succede in ogni paese civile). Ma vorrebbero anche l’istituzione di un albo professionale» .Addirittura un albo dei pizzaioli?«Certo, ma tutto va rinviato alla discussione della legge sul riordino delle associazioni e degli albi professionali»(ahh, forse aboliscono i notai e istituiscono l'albo dei pizzaioli).
Ma che ce ne faremmo di un ordine nazionale dei pizzaioli?«Sarebbe un bene anche per la patria perché siamo noi italiani i fabbricanti originali della pizza. Contribuirebbe alla peculiarità del prodotto italiano e al rispetto di regole minime ai fini della salute» (cosa?? dai è uno scherzo, su ditelo) I pizzaioli contano su di lei.«È chiaro che le associazioni di categoria puntano sui parlamentari che conoscono e che sanno sensibili sull’argomento».Amante della pizza?«Sono prima di tutto una persona sensibile alle aspettative delle categorie, e abituato ad ascoltare l’elettorato».

Uno quadro desolante dei nostri politici e dei giornalisti (l'articolo è firmato La redazione).

Dopo quest'intervista illuminante non potevo non controllare il curriculum del senatore: Rosario Costa è nato a Matino (LE) il 07 ottobre del 1942, coniugato, con tre figli, laurea in Economia e Commercio, e svolge l'attività di dottore commercialista. Nella sua lunga carriera professionale e' stato dipendente della pubblica amministrazione, dirigente d'azienda e insegnante.
E' attualmente Presidente dell' Ordine dei Dottori Commercialisti della Provincia di Lecce, nonché revisore dei Conti e consulente di Enti Pubblici; svolge anche l'attività di amministratore, sindaco e consulente di diverse aziende private.


Un solo dubbio: ma visto che è senatore non dovrebbe sospendere la sua attività di commercialista e revisore dei conti? Non c'è un leggerissimo conflitto di interessi?

Alle prossimo elezioni quando andiamo a votare ricordiamoci di queste sue moderne idee sul libero mercato.

Giovedì gnocca

Marco Travaglio su l'Unità del 3 agosto 2008
Questo è un elogio sperticato a Silvio Berlusconi.
Una dichiarazione, se non d’amore, di ammirazione totale, sincera e incondizionata al politico più trasparente che l’Italia abbia mai avuto. Più trasparente e più frainteso. Lui fa di tutto per mostrarsi per quello che è. E quelli che gli stanno intorno fanno a gara a scambiarlo per un altro. Così l’altroieri, stufo dei continui equivoci che lo gabellano ora per uno statista, ora per un riformatore, ora per un cultore del dialogo sulla giustizia e sulla legge elettorale, ora per un marito modello e un padre esemplare, ha voluto smentirli tutti insieme mostrando ai fotografi l’agenda di una sua giornata-tipo a Palazzo Chigi (quella di mercoledì 30 luglio). Una sorta di auto-intercettazione in diretta: non potendo più esser processato grazie all’auto-immunità, ha pensato bene di auto-intercettarsi, divulgando il calendario della dura vita da premier (“Vedete come mi fanno lavorare!?”).
“Berlusconi - diceva Montanelli - non delude mai: quanto ti aspetti che faccia una scempiaggine, la fa”. Ma sempre oltrepassando le peggiori aspettative. Non si riesce mai a pensarne abbastanza male: lui riesce sempre a trasformare il più accanito detrattore in un ingenuo minimalista. L’Agenda del Presidente è doppia, nel solco della tradizione di Milano2, della P2, di Olbia2 e prossimamente di Arcore2.
L’Agenda 1, curata dal suo staff, è riconoscibile da due caratteristiche: è scritta al computer e contiene appuntamenti con soggetti di esclusivo sesso maschile, in genere molto noiosi (Schifani, Letta, Fini, Scajola).
Nell’Agenda 2 invece, annotata di Suo pugno, gran preponderanza del genere femminile. Pochissimi i maschi, perlopiù avvocati (Ghedini) o pregiudicati (Bossi e Previti). Col vecchio Cesarone, che si ripropone sempre come la peperonata, l’appuntamento è alle ore 16. Seguono un paio d’ore di assoluto relax con “Manna”, nel senso di Evelina, la grande attrice oggetto di frenetiche trattative con Saccà; e poi con “Troise”, nel senso di Antonella, la nota artista anch’essa raccomandata a Raifiction perché stava “diventando pericolosa” (s’era messa a parlare). Così ritemprato dal doppio incontro al vertice, il premier ha potuto affrontare alle 19 un altro summit: con Nunzia Di Girolamo, la procace neodeputata di 32 anni, già destinataria di pizzini amorosi in pieno emiciclo.
Completa la giornata dell’insigne latrin lover, alle 20.30, una tipa dal nome più che promettente: Selvaggia. Manca la Carfagna, ma è anche vero che la settimana è fatta di sette giorni e questo è solo il programma del mercoledì. Segue il giovedì (gnocca).
Chi aveva pensato di agevolargli il Lodo Alfano perché “un primo ministro non ha tempo per governare e seguire i processi”, è servito: ora che è libero dai processi, egli si dedica come prima e più di prima al suo passatempo preferito. Che non è proprio quello di governare.
Così la stampa della servitù, tipo “Chi” e “Il Giornale”, la pianterà finalmente di screditarlo con quelle umilianti foto della Sacra Famiglia piccolo-borghese, lui mano nella mano con Veronica e tutto il cucuzzaro riunito intorno al focolare. Marito esemplare un par di palle, lui riceve anche quattro ragazze al giorno, alla facciazza dei bacchettoni che gli ronzano intorno.
Ce n’è anche per la cosiddetta opposizione che astutamente ha smesso da un pezzo di ricordargli il conflitto d’interessi perché pare brutto demonizzare. Ad essa è dedicato un paio di appuntamenti: quello col produttore di Endemol Marco Bassetti e quello con il consigliere Rai Marco Staderini (Udc), incerto fino all’altroieri sul caso Saccà. Come a dire: lo vedete o no che continuo a occuparmi delle mie tv, Mediaset e soprattutto Rai, coglioni che non siete altro? Devo proprio insegnarvelo io come si fa l’opposizione?
Completa il papello una noticina autografa a pie’ di pagina: “Il Presidente N°1. Al Presidente con più vittorie/più vittorioso nella storia del calcio. Milan A.C. Campione del Mondo. N°1 nella storia del calcio”. Se l’è scritto da solo: un caso di auto-training vagamente inquietante, almeno dal punto di vista psichiatrico.
In compenso, nemmeno un cenno ai temi che tanto appassionano il resto, cioè la parte inutile, del mondo politico e della stampa al seguito: dialogo sulle riforme, modello alla tedesca corretto all’austro-ungarica, bicameralismo imperfetto, federalismo fiscale, simposii e seminari delle fondazioni, patti della spigola sulla “fase costituente”. Lui non ha tempo per simili menate. “Ore 16, Previti”. Poi “Manna-Troise”. La sua Bicamerale. La sua fase ricostituente.

sabato 2 agosto 2008

L'editoriale preventivo

articolo di Marco Travaglio su "l'Unità" del 2 agosto 2008
“Una minoranza prepotente e chiassosa decide per tutti chi debba essere abilitato o meno alla commemorazione delle vittime della strage di Bologna… Esplode il coro minaccioso… Hanno vinto i professionisti della minaccia, le minoranze guastatrici incapaci di rinunciare a un rito violento… lo scatenamento della piazza… chi del fischio in piazza ha fatto un mestiere mediaticamente remunerativo… il pregiudizio e l’odio politico”. Insomma, “il 2 agosto è stato macchiato ancora una volta da una minoranza prepotente. Le vittime della strage non meritavano di essere trattate così nella memoria collettiva”. Uno, magari di prima mattina, magari spaparanzato sulla spiaggia, legge queste allarmanti parole sulla prima pagina del Corriere della sera di ieri, sotto il titolo “L’arma della minaccia” e a firma nientemenochè del vicedirettore Pierluigi Battista, e si inquieta, si angoscia, si rovina la giornata. Oddìo, dov’è successo il fattaccio? E chi è stato? E ci saranno dei superstiti? E quante le vittime di cotanta, e ovviamente cieca, violenza? Ci saranno dei feriti, dei contusi? E i colpevoli sono già stati assicurati alla giustizia o magari ancora latitano, liberi di ridare sfogo allo scatenamento, alla minaccia, alla prepotenza, al pregiudizio, all’odio politico e - Dio non voglia - al fischio in piazza? Poi il lettore si inoltra nella lettura del giornale e scopre che non è successo niente di niente. La strage di Bologna non è ancora stata commemorata, Piazza Maggiore è ancora deserta, nessuno ha fischiato nessuno (a parte un paio di vigili urbani alle prese con qualche motociclista in senso vietato). Ma Pigi, sempre previdente, ha pensato bene di anticipare gli eventi con un editoriale preventivo. E’, costui, una sorta di estintore a mezzo stampa, sempre intento a spegnere fuochi prim’ancora che le fiamme divampino. Al primo fil di fumo, magari fuoriuscito dal sigaro di un turista tedesco, balza sul primo Canadair disponibile e scarica sul luogo del fattaccio tonnellate d’acqua. Ultimamente lo sgomentano molto i fischi, che nelle democrazie normali, ma anche nei loggioni dei teatri lirici, sono strumenti di ordinaria espressione del dissenso. Ma lui vi intravede “un rito violento” e li denuncia prima ancora che partano. Ricorda un po’ quei ciclisti che s’imbottiscono di Epo in estate, con largo anticipo sulla stagione agonistica, e poi son costretti a dare ogni tanto una pedalata, anche in ferie, per diluire il sangue ridotto a Nutella. L’altro giorno, da uno delle migliaia di inutili lanci d’agenzia che si ammonticchiano nelle redazioni attanagliate dalla canicola, apprende che alcuni esponenti bolognesi di Rifondazione si appresterebbero a fischiare il ministro Alfano, nel caso in cui si presentasse a commemorare il 28° anniversario della strage di Bologna a nome del governo Berlusconi. E dove sarebbe la notizia? A parte il fatto che uno come Alfano va contestato ogni volta che apre bocca, viste le corbellerie che ne escono a getto continuo, ci sarebbe da meravigliarsi se la sinistra radicale annunciasse per lui applausi e festeggiamenti. Alfano è l’ex segretario di Berlusconi, ora suo ministro della Giustizia ad personam, che gli ha confezionato su misura la legge blocca-processi e poi il Lodo dell’impunità e ora, non contento, annuncia per settembre altre mirabolanti “riforme della giustizia”: dalla separazione della carriere alla fine dell’obbligatorietà dell’azione penale all’asservimento politico del Csm, tutta roba copiata di sana pianta dal Piano di rinascita democratica della loggia P2. Quella loggia che, col suo maestro venerabile Licio Gelli, depistò le indagini sulle stragi e alla quale erano affiliati il premier Silvio Berlusconi e il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto. Ci sarebbe dunque qualcosa di strano se, dalla piazza, si levasse qualche fischio all’indirizzo del signorino? A ciò si aggiunga che uno stuolo di parlamentari di An avevano chiesto ad Alfano di cogliere l’occasione della ricorrenza per ribaltare, in piazza, la sentenza definitiva della Cassazione che ha condannato Giusva Fioravanti e Francesca Mambro come esecutori materiali della strage di Bologna, sposando bislacche “piste alternative” come quella palestinese. Che avrebbero dovuto fare, i bolognesi: annunciare applausi entusiasti, ricchi premi e cotillons? Di tutte queste provocazioni, però, Battista s’è dimenticato di scrivere. Anzi, forse non se n’è neppure accorto. La sua concezione pompieristica del giornalismo lo porta a tralasciare le travi governative per concentrarsi sulle pagliuzze dell’opposizione. Non vede nulla di quel che accade (Lodo, impunità, revisionismo, razzismo, piduismo di ritorno), ma in compenso vede benissimo quel che non accade (i fischi). Tant’è che sul Lodo, la bloccaprocessi, la legge bavaglio alla stampa, la schedatura dei bambini rom, le denunce dell’Europa contro l’Italia e le altre vergogne dei primi tre mesi di governo non ha ancora scritto una riga, mentre agli eventuali fischi non ancora accaduti ha già dedicato un vibrante editoriale. Berlusconi chiama “eroe” Mangano e “metastasi” la magistratura, Gasparri dà della “cloaca” al Csm, Bossi infila il dito medio nell’Inno nazionale e annuncia 300 mila fucili pronti a sparare, ma Pigi si sveglia soltanto quando un anonimo rifondarolo bolognese annuncia qualche fischio al ministro Alfano: questa sì è “violenza”, questa sì è “minaccia”. Si ripete così, paro paro, la pantomima della presunta “cacciata del Papa dalla Sapienza”: un gruppo di studenti e insegnanti annunciò di voler contestare il Pontefice, il quale preferì rinunciare alla visita, e subito il coro dei tromboni cominciò a suonare la grancassa su una “censura” mai avvenuta. Ora Alfano, ben sapendo di essere quello del Lodo e della guerra alla Giustizia, annusa l’aria che tira a Bologna e, coraggiosamente, se la dà a gambe di fronte al rischio di quattro fischi in piazza. Il governo gli copre la ritirata con un tragicomico comunicato in cui gli chiede “il sacrificio di rinunciare”. E, al suo posto, manda l’incolpevole ministro Rotondi, nella speranza che non venga riconosciuto. Per chi non lo sapesse, è quello che l’altro giorno svelava a La Stampa il principio ispiratore della prossima riforma della magistratura: “Colpirne uno per educarne cento”. Un “uomo del dialogo”, direbbe Battista. Oggi si prega vivamente di applaudirlo. Anzi, possibilmente, di fargli la ola.

venerdì 1 agosto 2008

l’Alto Commissario per la prevenzione ed il contrasto della corruzione

Per chi non se ne fosse accorto, ai sensi dell’art.68, comma 6, del Decreto Legge n. 112 del 25 giugno 2008, l’Alto Commissario per la prevenzione ed il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione è soppresso.
La norma prevede che verrà successivamente indicata l’Amministrazione - ad oggi non ancora individuata - a cui verranno trasferite le funzioni.
Scommettiamo che non si riterrà utile trasferire le funzioni? Ma poi quali funzioni?

Efficienza per la Pubblica Amministrazione

E' stata emanata da poco tempo la circolare 21 del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato che detta i criteri pre la predisposizione del disegno di legge del bilancio 2009.
A pagina 27 vengono riportate le spiegazioni dei concetti di efficienza, efficacia ed economicità dell'azione pubblica e, per il Ministero dell'Economia, l'efficienza è il rapporto tra mezzi impiegati e beni e servizi prodotti, cioè la capacità di massimizzare le risorse impiegate a parità di risultato........
Cosa dire di più.
Dove sei Brunetta? Batti un colpo....
NB: per qualsiasi libro di qualsiasi materia, anche per il Manuale delle Giovani Marmotte, l'efficienza sta ad indicare il rapporto tra produzione e risorse impiegate ed essere efficienti significa avere lo stesso prodotto con il minimo delle risorse impiegate o maggior prodotto con la stessa quantità di risorse.