venerdì 19 settembre 2008

Berlusconi su Veltroni



Da “La Repubblica” - «Non ho mai detto che Veltroni è un leader inesistente». Berlusconi è ritornato ieri sulla polemica innescata dalle sue parole pronunciate al comitato costituente del Pdl, dicendo di essere «dispiaciuto del fatto che i giornali mi attribuiscono sempre cose che non ho detto». Il premier ha spiegato che intende controllare il testo del suo intervento «prima di fare una smentita ufficiale», perché «può succedere che quando si parla a braccio magari qualcosa scappa: ma certamente io quelle parole non le ho pronunciate».


Che peccato ha ritrattato l'unica cosa giusta che ha detto nella sua vita.
PS: ma è possibile che con quello che succede in Italia il capo dell'opposizione se ne va negli Stati Uniti per motivi personali. Brunetta mandagli la visita fiscale!!

giovedì 18 settembre 2008

Ma che fine hanno fatto la Forleo e De Magistris?


Sono mesi che non sentiamo nessuna notizia su Ottaviano Del Turco e sulla sua imputazione di corruzione sui giornali più diffusi (chissà forse era giusto che finisse in galera?). Lo stesso silenzio avvolge i due magistrati Forleo e De Magistris che hanno provato a toccare i "potenti".
In merito vi consiglio di leggere, sul blog Uguali per Tutti, alcune riflessioni, inedite, di Carlo Vulpio, che interviene nel dibattito in corso sui casi Forleo e De Magistris.

Carlo Vulpio è giornalista del Corriere della Sera. Firma autorevole di quella testata. Autore del documentatissimo libro “Roba nostra. Storia di soldi, politica, giustizia nel sistema del malaffare”.

Gli autori del blog manifestano la propria amarezza che sta nel dovere di prendere atto per l’ennesima volta che fatti oggettivamente gravi e importanti per la vita democratica del nostro paese vengono – si deve ritenere volutamente – taciuti dalla “stampa che conta”. (non ne avevamo dubbi).

Per leggere l'intervento di Vulpio clicca qui

Fantastico........


mercoledì 17 settembre 2008

legge elettorale europea

Silvio Berlusconi ribadisce che "il sistema delle liste bloccate permette di avere professionisti che possono autorevolmente rappresentare il Paese all'interno delle commissioni del Parlamento europeo".
Le liste bloccate, secondo il premier, "selezionano chi rappresenta autorevolmente gli interessi europei ma soprattutto italiani".
Complimenti e noi che pensavamo alle elezioni come una scelta democratica.
Invece hanno ragione: il popolo italiano non si merita nulla, anzi ci meritiamo questi politici perché non facciamo nulla per cacciarli.
In fondo più del 51% nelle ultime votazioni ha dichiarato che è giusto che a scegliere ci pensino loro, i proprietari dei partiti. Mica stiamo parlando del nostro Stato ma della loro azienda.

Siamo tornati indietro di un paio di secoli, quando si era sudditi e non cittadini.

Ma l'opposizione? Veltroni ci sei?
....ma siamo caduti così in basso.........

martedì 16 settembre 2008

La garanzia dei correntisti


Il fallimento della Lehman Brothers, quarta banca d'affari Usa, sta creando del caos, com'era prevedibile in tempi globali, in tutte le borse internazionali.

Ma oltre agli investitori azionari c'è un rischio per i depositanti?
In teoria si, perché le interconnessioni con i mercati sono tali che l’insolvenza potrebbe avere conseguenze anche sulle nostre banche. Il rischio è limitato ma comunque esiste.

Ma come sono garantiti i depositanti?
Nel 1987 è stato costituito il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, oggi un consorzio obbligatorio di diritto privato, riconosciuto dalla Banca d’Italia, la cui attività è disciplinata dallo Statuto e dal Regolamento.
Scopo del Fondo è quello di garantire i depositanti e le risorse finanziarie per il perseguimento delle finalità del Fondo sono fornite dalle banche consorziate.

Il Fondo garantisce i depositanti delle consorziate italiane, delle succursali di queste negli altri Paesi comunitari, nonché delle succursali in Italia di banche comunitarie ed extracomunitarie consorziate.

Nonostante il limite massimo di rimborso per ciascun depositante sia pari a 103.291,38 Euro (equivalente di 200 milioni di lire), non è assolutamente detto che sotto detto limite la garanzia sia completa, anzi, oltre al limite dell’ammontare complessivo dei rimborsi stabilito dall’Assemblea del Fondo è anche la modalità di funzionamento del fondo stesso che lascia perplessi e non tranquilli.

Infatti, il Fondo è privo di risorse proprie ed un eventuale intervento a copertura di un default finanziario di un istituto di credito italiano si configura come un intervento congiunto in comune partecipazione da parte di tutte le altre banche consorziate (ognuna si impegna ad intervenire, quindi più che un fondo è un consorzio)
Secondo alcuni esperti questo tipo di approccio presuppone sia una lentezza di intervento nell'effettuare eventuali rimborsi nel caso del fallimento di un soggetto bancario, a causa della necessità di raccogliere i conferimenti da parte delle varie controparti bancarie, sia una preoccupante inefficacia in caso di crisi strutturale dell'intero sistema bancario.
Infatti, sebbene nel caso di crisi isolato il sistema riesca a funzionare discretamente, in caso di una crisi strutturale del sistema (come presumibilmente è quella attuale), il fondo risulterebbe sostanzialmente incapace di intervenire.

Questa incapacità deriverebbe da uno stato di insolvenza che colpirebbe con effetto domino una moltitudine significativa di banche aderenti al fondo incapaci a loro volta di sostenere le prime in default.

In questa eventualità solamente un intervento pubblico potrebbe essere in grado di salvare l'intero sistema bancario, ma l'Unione Europea non è dello stesso avviso proponendo, invece, la totale assenza di interventi con denaro pubblico a sostegno dell'azionariato di banche in eventuali difficoltà ( memorandum of understanding proposto nel meeting EcoFin in Slovenia).

Pertanto la situazione è grave e i nostri soldi non sono affatto al sicuro

sabato 13 settembre 2008

I FURBETTI DEL CASELLINO

Luca Iezzi per “la Repubblica”
---
La privatizzazione delle autostrade italiane è stata una sequela di regali ad un gruppo di imprenditori privati che, investendo cifre minime, hanno costruito imperi da miliardi di euro. Rischi prossimi allo zero per loro e vantaggi nulli per gli utenti. Lo denuncia Giorgio Ragazzi nel libro "I signori delle Autostrade" edito in questi giorni dal Mulino e di cui ampi estratti saranno disponibili sul sito lavoce.info. Ragazzi, professore di Economia Politica all´Univesità di Bergamo, con esperienze alla Banca Mondiale e all´Fmi, premette: «Non esiste nessun settore dove un governo, o addirittura un solo un ministro possa fare "regali" così imponenti, senza che gli utenti ne percepiscano nemmeno i costi addizionali».
Leggi tutto l'articolo

Casta canta

Sintesi dall' Ora d'aria -su l'Unità del 10 settembre 2008 di Marco Travaglio
-----------------------------------
Ha ragione Simone Collini quando, sull'Unità, paragona il battage anti-Casta di un anno fa al silenzio di oggi.
Ma Stella& Rizzo, o Beppe Grillo, non c’entrano: denunciavano allora, denunciano oggi.
Gli esami calabresi della Gelmini, i bagni giannutresi di Fini, le marchette degli scalatori Alitalia e il ripristino berlusconiano degli aerei di Stato à gogò: nulla è cambiato, anzi molto è peggiorato.
Ma il padrone della tv, con i Johnny Raiotta, i Mazza, i Fede, i Mimun al seguito, se le canta e se le suona.
E chi non ha risolto il suo conflitto d’interessi, anziché piagnucolare, dovrebbe fare mea culpa. Anche perché finora, della Casta, si è sottolineato l’aspetto più superficiale, cioè i superstipendi, gli sprechi e gli status symbol.
E non, invece, il tratto più profondo: la convinzione dei mandarini di appartenere a un club esclusivo, di essere diversi dagli altri, di non essere sottoposti alle leggi e alle regole.
Che, com’è noto, valgono solo per gli altri. Le parole di Ottaviano Del Turco, intervistato da Repubblica, illustrano bene il fenomeno.
La legge vigente affida al gip il compito di arrestare gli indagati che minaccino di ripetere il reato, e poi di interrogarli nell’”incidente probatorio” (che ha valore di prova al dibattimento). Ma ciò che vale per tutti i comuni mortali è, per Del Turco, inaccettabile.
Infatti ha ricusato il gip, accusandolo di essere “prevenuto” contro di lui.
La prova? Il gip ha espresso “giudizi di colpevolezza” nell’ordine di custodia. Oh bella: se il gip fosse convinto della sua innocenza, non l’avrebbe arrestato. Se l’ha arrestato è perché - come prevede la legge - ha ritenuto fondati i “gravi indizi di colpevolezza” addotti dai pm. Ogni giorno i gip esprimono giudizi di colpevolezza su migliaia di arrestati e poi li interrogano.
Ma Del Turco è speciale: pretende un gip nuovo di pacca, magari convinto della sua innocenza. Perché? “Il gip De Maria ha sostenuto che il sottoscritto, dopo essersi dimesso da tutto, sarebbe ancora in grado di reiterare il reato e dunque deve continuare a esser privato della libertà” con gli arresti domiciliari.
Ma dove sta scritto che le dimissioni dalla carica cancellano il pericolo di nuovi reati? Quella ipotizzata dai magistrati è una ragnatela di corruzione che durava da anni, addirittura dalla vecchia giunta di centrodestra, che poi avrebbe passato il testimone delle mazzette a quella di centrosinistra. Un presunto clan con decine di indagati. Solo confessando l’indagato rompe i rapporti con gli altri, si rende inaffidabile nei loro confronti e dunque si può pensare che non delinquerà più. Altrimenti il rischio permane.
L’ultima “prova” della prevenzione del gip citata da Del Turco è spettacolare: “Avevo chiesto di trascorrere due settimane in Sardegna con mia moglie. Mi è stato detto che era possibile, a patto che fossi sorvegliato giorno e notte”. Ora, immaginiamo che sarebbe accaduto se un gip avesse concesso i domiciliari in Costa Smeralda a un normale detenuto accusato di aver rubato 6 milioni, con l’unica restrizione di qualche agente alle calcagna. Avremmo i giornali e i politici che strillano per il lassismo delle toghe rosse, che consentono la bella vita ai ladri. Se invece la stessa cosa accade per un mandarino della casta, accusato di aver rubato 6 milioni alla sanità pubblica, allora i giudici sono prevenuti. Da ricusare.