venerdì 9 maggio 2008

Orso morto in abruzzo - segni di avvelenamento

Un altro orso marsicano è stato trovato morto nelle vicinanze di Lecce dei Marsi in provincia di L'Aquila, nella zona di protezione esterna del Parco nazionale d'Abruzzo. Probabilmente la morte è dovuta ad avvelenamento.
Nella stessa area nel settembre scorso furono trovati avvelenati tre orsi marsicani: un maschio, una femmina e un cucciolo.
Giuseppe Rossi, presidente del Parco Nazionale e Franco Caramanico, assessore all'Ambiente della Regione Abruzzo, dichiarano che l'accaduto è un fatto drammatico e inconcepibile e attribuiscono la colpa ad alcuni malviventi che sfidano le istituzioni e le popolazioni del Parco.

E se invece di singoli colpevoli fosse l'acqua dei fiumi che bevono ad averli uccisi? Ce lo direbbero?

giovedì 8 maggio 2008

un uomo solo al comando


Il governo appena insediato mi ha sorpreso, nessun tecnico (Lunardi, Ruggiero, Dini) e pochi politici di peso ma quello che veramente mi ha lasciato a bocca aperta sono i tanti under 40.

Non so ancora dire se è un buono o cattivo segno ma almeno è un segnale di discontinuità e se anche sono stati nominati per prendere ordini da Berlusconi speriamo che questa volta, dopo aver sistemato i suoi problemi nella scorsa legislatura, faccia qualcosa di utile per essere ricordato come uno statista.

Nessuna pregiudiziale ma un po' di scetticismo si!!

Qui di seguito riporto una sintesi di un articolo interessante pubblicato on line su Repubblica scritto da uno dei giornalisti che preferisco Massimo Giannini.
ROMA - Un governo proprietario, ma "a responsabilità limitata". Il nuovo governo è forte, perché il "padrone" conta. E insieme anche leggero, perché i "soci" partecipano ma non non pesano.

Stavolta il Cavaliere mi ha stupito, non con effetti speciali, ma comunque mi ha stupito. Il nuovo governo è diverso da quello 1994 e molto diverso da quello del 2001. Non ha neanche provato a mettere insieme un "dream team". Non ci sono i Lamberto Dini prelevati dalla Banca d'Italia (come nel 1994) o i Renato Ruggiero precettati dal Wto (come nel 2001).

La squadra che oggi giurerà nelle mani del presidente della Repubblica è tagliata a misura della biografia personale del premier, che dopo quindici anni di leaderismo avventuroso ma fatalmente bellicoso, coincide ormai a tutti gli effetti con la biografia della nazione. Non ci sono sorprese nella gerarchia dei ministri né invenzioni nella distribuzione degli incarichi. Non ci sono grandi personalità della politica né brillanti innesti dalla società civile. C'è un uomo solo al comando.

Come un altro Cavaliere, lo Jedi difensore della pace della Repubblica Galattica nelle Guerre stellari di George Lucas, Berlusconi ha capito qual è il "lato oscuro della forza". Per il suo governo, stavolta, la forza non risiede nell'autorevolezza, ma nell'affidabilità. Non risiede nel prestigio, ma nella compattezza. Lo Jedi di Arcore, evidentemente, ha capito la lezione della legislatura che finì nel 2006: schierò in campo i leader dei partiti dell'allora Cdl e finì per logorarsi in un negoziato permanente, ricco di conflitti e povero di riforme.
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Se si guarda alla geografia politica, la lista dei ministri riflette fedelmente la nuova mappa post-elettorale, che premia il Pdl ma non esclude del tutto le vecchie logiche spartitorie deflagrate nelle complesse trattative di questi giorni.
Se si guarda all'alchimia politica, non si può non notare che i fedelissimi del capo, e non per caso, coprono tutti i ruoli-chiave. O per provata e riconosciuta competenza, come nel caso di Giulio Tremonti all'economia. O paradossalmente per il suo esatto contrario, come nel caso di Angelino Alfano alla Giustizia. Nel confronto delicato con i contribuenti, come nello scontro avvelenato con i magistrati, non c'è spazio per personalità autonome, o esterne all'inner circle del Cavaliere. Anche a costo di scelte francamente fiacche e discutibili, com'è appunto quella di Alfano. Probabilmente non sa niente di Csm e di snellimento del processo civile, anche se evidentemente deve sapere molto delle urgenze processuali del suo "principale". Ma allo stesso tempo, non si può non notare che i ministeri cruciali sui quali si giocherà la legislatura, le Riforme e gli Interni, sono in mano al Carroccio.
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Ma una cosa è sicura. Berlusconi non si metterà in guerra con nessuno. Né con l'opposizione, né meno che mai con il Paese. È una metamorfosi funzionale ai suoi corsi anagrafici e ai soprattutto ai suoi percorsi politici. Ha 72 anni. Vuole passare alla storia, da statista repubblicano. E punta dritto al Quirinale, la sua "magnifica ossessione". Questo governo, così piatto eppure resistente, per l'Italia può anche non servire granché. Ma per il Cavaliere sembra proprio un perfetto trampolino di lancio, costruito proprio con quell'unico scopo: il grande salto verso il Colle. Visti i dolorosi tormenti del Pd, stavolta non si vede chi possa fermarlo.

Tutti i ministri

Massimo Gramellini e Mattia Feltri per La Stampa
1 - SVILUPPO ECONOMICO: CLAUDIO SCAJOLA
Claudio “bulldog” Scajola, 60 anni, ligure di Imperia, unico ministro del Nord Ovest (verrà esibito in apposite mostre accanto ai panda). Ex dc non pentito, nella prima parte della sua vita da tecnocrate ha lavorato presso vari uffici dalle sigle elaborate: Inpdap, Usl. Ministro berlusconiano di lungo corso, eredita la poltrona scomoda di Bersani. Liberalizzazioni, problemi energetici: bazzecole rispetto al ministero dell'Interno, che fu indotto a lasciare dopo aver dato del «rompicoglioni» a Marco Biagi (già morto) mentre aspettava con un certo nervosismo la motovedetta cipriota "Odysseus", in grave e fatale ritardo. Da allora guarda chiunque glieli rompa sul serio mordendosi le labbra.
2 – DIFESA: IGNAZIO LA RUSSA
Ignazio “Full metal jacket” La Russa, 61 anni, siciliano di Milano. Dal Msi al Pdl, senza mai perdere la testa (ma neanche una festa). Simpatico quasi come il padre, un famoso avvocato postfascista e donnaiolo («Che ci faccio io alle donne? L'assegno»). Per via della bellissima voce, ha doppiato una puntata dei Simpson. Recentemente al telefono Fini lo avrebbe scambiato per l'imitazione di Fiorello. Ma forse non l’ha scambiato per niente. Va al ministero della Difesa e non poteva essere altrimenti: con quel pizzetto un po’ così e quello sguardo un po’ cosà, se gli metti un basco in testa e una giacca verde militare sulle spalle, sembra un capitano di corvetta.
3 - POLITICHE AGRICOLE: LUCA ZAIA
Luca «Er Pomata» Zaia, 40 anni, di Conegliano come Sacconi (2 ministri su 12, è la Roma del Triveneto). Il volto nuovo della Lega, che i giornali locali chiamano Er Pomata - alla romana - per via del gel spalmato sui capelli, fu multato da vigili antifederalisti mentre andava a 193 all’ora in autostrada. («Stavo correndo a Venezia, mi avevano detto che era stata colpita da una tromba d’aria», si giustificò con creatività). Da presidente della Provincia fece assumere sei asini brucaerba, ritenuti a ragione meno costosi delle falciatrici. Enologo e laureato in scienza della produzione animale, il neoministro dell’Agricoltura capisce di agricoltura (evviva!) e in particolare di barbabietole. Lui ha promesso di ripartire proprio da lì: rialzati, barbabietola!
4 - SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA: GIANNI LETTA
Gianni “Duracell” Letta, abruzzese di Avezzano, 73 anni portati come un cinquantenne. Non è lombardo, eppure lavora 18 ore al giorno: Calderoli non se ne capacita e forse organizzerà un seminario per venire a capo dell'enigma, trovandogli un trisnonno di Abbiategrasso. E' il Sottosegretario per antonomasia di tutti i governi Berlusconi. Se l'Italia fosse una monarchia sarebbe il Mazzarino di re Silvio. Mentre se fosse una repubblica presidenziale, il De Gaulle di Arcore ne farebbe subito il suo primo ministro, affidandogli tutte le deleghe tranne quella per il tempo libero, di cui tanto Letta non sa che farsene. Conosce e custodisce molti misteri: il più impenetrabile resta la formula della gelatina con cui ogni mattina si ipnotizza i capelli.
5 – FUNZIONE PUBBLICA: RENATO BRUNETTA
Renato “La Brunetta” Brunetta venne così soprannominato dai quei burloni di colleghi d’accademia con un poco azzeccato riferimento alla cantante dei Ricchi e Poveri. In realtà, nacque povero 58 anni fa a Venezia, figlio di un venditore ambulante di protesi, ma divenne ricco studiando economia e applicandosi alla politica. Consigliere di Craxi, ha raggiunto il successo con Berlusconi, con il quale scherza amabilmente sulla statura (Brunetta è l’unico del Consiglio dei ministri più basso del Cavaliere). Caparbio e irascibile, è molto orgoglioso dei premi conseguiti e dei libri scritti, compreso uno amatissimo dai patiti del settore sull’“isteresi”. Fiero avversario di Tremonti, si picca di essere grande intenditore di cinema.
6 – GIUSTIZIA: ANGELINO ALFANO
Angelino “Gesuita” Alfano, 38 anni, siciliano di Agrigento. E adesso da Santoro qualcuno dirà: «Vergogna, Berlusconi ha affidato la Giustizia al suo segretario personale!». In realtà il neoministro della Giustizia non è il segretario personale di Berlusconi. E' l'ex segretario personale di Berlusconi. Con il quale, comunque, intrattiene ancora rapporti molto cordiali. Democristiano nel corpo e nell'anima, ma in versione aggiornata: commissionò ai giornali locali un sondaggio da cui si ricavava che il 70% dei siciliani desiderava andare a cena con lui. L'altro 30% probabilmente c'era già andato, anche se resta da capire chi avesse pagato il conto. Quelli che lo stimano assicurano che farà strada. Quelli che lo temono, anche.
7 – AMBIENTE: STEFANIA PRESTIGIACOMO
Stefania “Floriiiis” Prestigiacomo, 41 anni, siracusana. Ha vinto il derby di Forza Italia con l'industriale ittica Michela Brambilla, che nel partito qualcuno chiama simpaticamente la «Pescivendola». Alla fine ha prevalso l’anzianità di servizio e anche la necessità di non avere soltanto ministri che parlassero il brianzolo. In questo la Prestigiacomo è a prova di doppiaggio: il suo intercalare tipico a Ballarò, «Floriiiis, lèèèèi mi dève lasciaaaare parlaaare», ormai viene portato come saggio nelle scuole di teatro dialettale siciliano. Già al ministero per le Pari Opportunità, ora gliene capita uno quanto mai dispari: dovrà occuparsi dell’Ambiente, di cui in Italia non si occupa purtroppo quasi nessuno. Ha la fortuna sfacciata di venire dopoPecoraro Scanio.
8 – INTERNO: ROBERTO MARONI
Roberto "Sax" Maroni, varesino, 53 anni. A volte ritornano. Nel '94 approdò al Viminale col vento del Nord: trovò uno studio vasto come la piazza di Legnano e una scrivania come il letto del Barbarossa. Con barbarico furore ne prese possesso, facendosi fotografare i piedi incrociati sul tavolo. Trovò cassetti che supponeva pieni di carte e segreti. E assicurò: niente paura, sono qui per aprirli. Un anno dopo, andandosene, confessò di averli trovati vuoti. Con 7 anni di opposizione, Milan e sassofono, da titolare del Welfare tenne a battesimo la Riforma delle pensioni che va sotto il suo nome. Un successo cancellato da Prodi e lasciato in soffitta da Silvio. I tempi cambiano: decisionismo, ma con juicio.
9 – INFRASTRUTTURE: ALTERO MATTEOLI
Altero “Altero” Matteoli, l’unico che ha il nomigonolo nel nome, è uno dei politici più collerici della storia repubblicana. Nato a Cecina (Livorno) l’8 settembre del 1940, è costretto a festeggiare il compleanno in una data molto infausta. Nominato ministro dell’Ambiente nel 2001, concesse la prima intervista sulla sua terrazza di Castiglioncello, mentre dietro fumavano inesauribili le ciminiere della Solvay. Il nuovo incarico (Infrastrutture) non gli creerà più alcun imbarazzo. Nelle biografie segnala sempre di essere stato l’autore di una fondamentale legge quadro in materia di cave e torbiere e di aver imposto sui treni a lunga percorrenza l’istituzione di un servizio sanitario, di cui tuttavia nessuno ha mai scorto traccia.
10 – FEDERALISMO: UMBERTO BOSSI
Umberto “Senatùr” Bossi, per tutti è il Senatùr nonostante sia stato senatore soltanto nel 1987, e nonostante in Lombardia la parola “senatùr” non esista. Sessantasette anni, nato a Cassano Magnago in provincia di Varese, ieri ha messo in imbarazzo il premier, che elencava in gabinetto “professori”, “dottori” e “avvocati”, e a lui ha riservato il solo titolo di “onorevole”. Infatti gli studi lo hanno condotto a una specializzazione in elettronica. Ex comunista, ex cantautore, ex mercante di prodotti ortofrutticoli, passerà alla storia per aver fondato la Lega Lombarda. Più trascurabile la fondazione di Arnassita Piemonteisa e di una Lista per Trieste che, nell’83, prese 150 voti fra Varese, Como e Sondrio. Poi l’Umberto sfondò.
11 - ATTUAZIONE PROGRAMMA: GIANFRANCO ROTONDI
Gianfranco “Spatola” Rotondi è un avellinese purosangue (lo dicono i suoi concittadini) nato quarantasette anni fa. Reputato a lungo lo scapolo d’oro della politica irpina, si guadagnò il terribile soprannome per il furore amatorio consentitogli dal celibato. Guarda il caso, infine si sposò con la signora Maria Teresa Spatola di Salerno, e nella circostanza il testimone Silvio Berlusconi cantò «a gelusia». Democristiano, giornalista, laureato in giurisprudenza, alla scissione del Ppi si schierò con Rocco Buttiglione, suo grande amico ora abbandonato in minoranza. E’ il leader della Democrazia cristiana per le Autonomie. Grandissimo tempista, per settimane ha snobbato il governo e se lo è guadagnato con le cattive all’ultimo istante.
12 - BENI CULTURALI: SANDRO BONDI
Sandro "Rapanello" Bondi, toscano, 49 anni. Quando era giovane e comunista lo chiamavano Rapanello perché rosso fuori ma bianco dentro. Adesso è abbastanza bianco anche fuori. Ama la poesia e Berlusconi, non necessariamente in quest'ordine. I maligni, categoria umana che lui cristianamente perdona, ancora raccontano di quella volta che Silvio entrò in una riunione in cui Bondi stava parlando. Il futuro ministro si interruppe e disse: «Scusa, presidente, se ardisco continuare a parlare in tua presenza». Ma si sa, la gente è maliziosa. E invidiosa della sua penna. L'ultima poesia Bondi l'ha dedicata a Jovanotti: «Concerto - vibrazioni dell'anima - eco del divino - dolore dell'essere - onde dell'amore». Va alla Cultura, che lo aspetta, ondeggiante d'amore.
13 – ISTRUZIONE: MARIA STELLA GELMINI
Maria Stella «Secchiona» Gelmini, 35 anni, avvocato di Brescia. Organizzatrice efficiente, obbediente e d’aspetto gradevole. Cattolica col crocefisso sotto il foulard, non crede alle quote rosa ma alle quote grigie, «intese come materia cerebrale». Del nuovo sindaco di Roma Alemanno ebbe a dire che era bravo soprattutto a farsi clientele al Sud. Spiegò anche che Berlusconi era traumatizzato dal politico sciatto della Prima Repubblica. «Lui la pensa alla greca: kalos kai agatòs». Bella e valorosa come da citazione classica, la neoministra dell’Istruzione ha lo sguardo della supplente che ti frega, rivelandosi poi più tosta della prof che era chiamata a sostituire (nella fattispecie Letizia Moratti).
14 – SEMPLIFICAZIONE: ROBERTO CALDEROLI
Roberto «Cariöl» Calderoli, bergamasco, cinquantadue anni appena compiuti, è il più celebre esponente della dinastia di dentisti cui appartiene (a Bergamo si dice «se te ghét ol cariöl va del Calderöl», se hai la carie va da Calderoli). Pochi giorni fa, Berlusconi gli ha detto di inventarsi un ministero in dieci minuti, e lui si è inventato il ministero alla Semplificazione che dovrà snellire il legiferare. Non per niente, Calderoli è anche l’architetto del «porcellum». Siccome parla come mangia, sostiene che a Bruxelles sono tutti pedofili, gli extracomunitari dei bingo-bongo e i gay dei culattoni. Sposato con rito celtico a Sabina Negri, ha successivamente divorziato con rito civile. Secondo tutti è un fuoriclasse nella direzione di Palazzo Madama.
15 – ECONOMIA: GIULIO TREMONTI
Giulio “Genius” Tremonti, 61 anni, di Sondrio. L’Ultimo Miglio, nel senso di successore ideale del professore leghista. E' l'ideologo di un Nord preoccupato dai cinesi, che si portano via il lavoro, e dai romani, che si portano via i soldi. Il suo libro più recente è stato un successo: «La Paura e la Speranza», dove la Paura è un mondo senza regole e la Speranza è lui, che pure quanto a ottimismo sembra Visco. È stato liberale da adolescente, socialista da militare e sodale di Segni negli anni della maturità. Poi è tornato ragazzo per diventare superministro del centrodestra, con l'incarico di riportare sulla terra le promesse del suo premier. Ieri Tremonti ha sostenuto di credere in Dio. Speriamo sia un amore ricambiato, perché ne avremo bisogno.
16 – WELFARE: MAURIZIO SACCONI
Maurizio “Garofano” Sacconi, 58 anni di Conegliano (Treviso). L'ultimo craxiano ad andare al potere. Ma anche l'unico ad aver fatto una gavetta tanto lunga: arriva a sedersi sulla poltrona del Welfare (strappata ad An), quindici anni dopo la caduta del muro di Bettino. Una delle poche facce nuove del governo, ma non per gli addetti ai lavori, che ne hanno sempre apprezzato l'intelligenza. E nemmeno per gli abitanti di Treviso che tutte le settimane vanno a rendergli omaggio nei bar della piazza all'ora dell'aperitivo, il celeberrimo «spritz» (acqua gasata, vino bianco e tutto quanto fa spettacolo), di cui Sacconi è cultore assiduo. Dopo un paio di bicchieri riesce persino a parlare con Gentilini.
17 - RAPPORTI PARLAMENTO: ELIO VITO
Elio “Magico” Vito, quarantotto anni a novembre, già detto “mister centomila preferenze” (ma è un errore da sbadati: capace di tanto era suo cugino Alfredo), si è sposato lo scorso anno alla presenza dell’attuale premier, e Sandro Bondi gli vergò l’immortale verso: «Fra le tue braccia magico silenzio...». Esordì in politica come tecnico del suono di Radio radicale, redazione di Napoli, in occasione del processo Tortora. La penuria di personale lo traformò poi in intervistatore e in seguito in consigliere comunale. Fra pannelliani e Forza Italia, è stato deputato di Bollate (Milano), di Misterbianco (Catania) e dell’Umbria. Laureato in sociologia, secondo Daniele Luttazzi assomiglia «a una di quelle cose che scappano quando alzi una pietra».
18 - POLITICHE COMUNITARIE: ANDREA RONCHI
Andrea “Malore” Ronchi, perugino, cinquantatré anni ad agosto, recentissimamente soprannominato “Malore” perché a un lapsus di Bruno Vespa - che aveva attribuito la vittoria elettorale a Romano Prodi - finse un colpo apoplettico e si accasciò morente. Si dice che sia stato presentato a Gianfranco Fini dall’ex presidente della Consulta, Gaetano Rebecchini, come «un giovine dabbene». Secondo la leggenda, a Silvio Berlusconi piacque per pregiudizio: «Ronchi? Come Ronchi dei Legionari? Fantastico, fa per noi». Formidabile portavoce di Alleanza nazionale - a tutti i giornalisti dice «sarai il primo a saperlo, amico mio», e poi non svela nemmeno mezzo segreto - succede ad Emma Bonino e si prende le Politiche comunitarie.
19 - POLITICHE GIOVANILI: GIORGIA MELONI
Giorgia “Cerbiatto” Meloni, cosiddetta per le spettacolose iridi pervinca, a trentuno anni e quattro mesi scavalca Enrico Letta e Giulio Andreotti e si aggiudica il titolo di più giovane ministro della Repubblica; a ventuno fu il più giovane consigliere provinciale del paese. Nata e cresciuta alla Garbatella, conosce le borgate e l’arte spiccia della politica. A Fabio Rampelli - che la inventò - si rivolge col tono autoritario di una donna Assunta. Esordì a quindici anni fondando il coordinamento studentesco anti-Jervolino degli «Antenati», per cui qualcuno la chiamava “Ciotolina”, come la figlia di Barney dell’omonimo cartone animato. Raggiunto il potere, le è presa la fissa dell’estetica, e all’alba la si scorge far footing sul Lungotevere.
20 - PARI OPPORTUNITÀ: MARA CARFAGNA
Mara “Matilde” Carfagna interpretò, appunto, e senza difficoltà, il ruolo della cuoca Matilde nella fiction «Boris», dal momento che da ragazza fu impiegata nella cucina di un ristorante di Salerno, dove nacque trentadue anni fa. Bellissima e brava ai fornelli, è un sogno per tutti gli italiani. Sesta a miss Italia (1997), è passata da Davide Mengacci («La domenica del villaggio») e Giancarlo Magalli («Piazza Grande») a Gianfranco Fini e Renato Schifani. Vittima di becere ironie da caserma, si è riscattata studiando parecchio, e ai confronti in tv strapazza i molti che la prendono sotto gamba. Nega di aver posato nuda, e infatti gli hacker fanno più fatica a trovare le sue foto discinte che le dichiarazioni dei redditi. Ma alla fine le trovano.
21 – ESTERI: FRANCO FRATTINI
Franco “Gessato” Frattini, 51 anni, romano. Dalla scapigliatura del «manifesto», il giornale rosso antico con cui collaborò da giovane, al capello da bambolotto, con riga laterale perfettamente scolpita, che lo ha fatto conoscere al pubblico televisivo. Nel 1997, in un fuori onda, definì "cialtroni" quelli del ccd di Casini: senza saperlo, aveva dettato la linea con un decennio di anticipo. Ma forse lo sapeva benissimo. Già capo della diplomazia nel Berlusconi II, gode fama di nervi saldi. Gli serviranno per reggere la prova più dura: fare il ministro degli Esteri di un presidente che si sente anzitutto un ministro degli Esteri. Frattini lo sostituirà nelle riunioni con gli eurocrati di Bruxelles e in tutte le altre non riscaldate dalla luce abbronzante delle telecamere.
22 - RAPPORTI REGIONI: RAFFAELE FITTO
Raffaele “Bambolotto” Fitto, detto anche Raffaele “Fitto” Fitto, per come ti guarda trafiggente, ha trentotto anni ed è considerato, anche dal premier, un enfant prodige della politica. Ha seguito le orme del padre Salvatore nella Democrazia cristiana, e nel ‘90, quando il babbo era morto, si trasferì in Forza Italia. Governatore della Puglia a soli 31 anni, si ricandidò e fu sconfitto dall’omosessuale Nichi Vendola, il che lo fece vacillare nella convinzione che il volto da bambolotto seducesse gli elettori. Stravede per la madre, sua prima consigliera, e per Berlusconi, suo primo consigliere. Ha vinto il “premio Dorso”, sebbene nessuno ne dia mai notizia, e quando Antonio Cassano torna a Bari lo accoglie sempre con un caffè al ghiaccio.

Il nuovo guardasigilli

Giuseppe Vittori per “l’Unità”

Un record Angelino Alfano l'ha già battuto: con i suoi 38 anni sarà il più giovane ministro della Giustizia nella storia della Repubblica. Aldo Moro aveva appena un anno più di lui quando, nel 1955, varcò il portone del dicastero di Via Arenula, che oggi sarebbe funestato dalla maledizione che travolse Mastella. Classe 1970, agrigentino, sposato e con due figli, Alfano è uno degli esponenti della “generazione azzurra” di Forza Italia. La passione politica lo contagia da ragazzino, quando frequentava il consiglio comunale di Agrigento dove il padre, Angelo, vicesindaco, è tra i notabili della locale corrente dc di Calogero Mannino. Sposato e padre di due figli, professionalmente è avvocato, politicamente ha iniziato nella Dc, poi nel ‘94 ha aderito a Forza Italia: «Mi sono unilateralmente innamorato di Silvio Berlusconi guardandolo da un tubo catodico», dice. A 25 anni, dopo la laurea in giurisprudenza alla Cattolica di Milano, è stato eletto deputato regionale in Sicilia, non prima di aver fatto il consigliere comunale: così giovane che il suo primo giorno da consigliere regionale i commessi di Palazzo dei Normanni gli chiedono i documenti, increduli che sia un eletto. Era il ‘96, da qui la sua strada politica è tutta in discesa. Una legislatura da peone a palazzo dei Normanni, ma al secondo mandato era già capogruppo. Poi il salto a Montecitorio, nel 2001. I suoi detrattori gli imputano l'aver fatto parte di una certa cordata di giovani rampanti che in Forza Italia cercarono di scardinare la vecchia nomenclatura, ma Berlusconi ha sempre avuto per il giovane siciliano un occhio di riguardo. Scrive molto bene, dicono. Subito tra i collaboratori stretti del Cavaliere, ha un suo ufficio in via del Plebiscito e nel 2003 fa il relatore alla Finanziaria.
Nel 2002 è responsabile delle politiche per il Mezzogiorno di Fi, nel 2005 è coordinatore degli azzurri nell’isola al posto di Gianfranco Miccichè. Dalla sua ha una apparizione in tv che gli fa acquisire punti agli occhi del Cavaliere: in collegamento dal quartiere Brancaccio di Palermo scandisce con nettezza «la mafia mi fa schifo». E aggiunge: «Io appartengo a una generazione di ragazzi che andava alle elementari quando hanno ucciso Mattarella, alle medie quando hanno ammazzato Dalla Chiesa, all'Università quando sono saltati in aria Falcone e Borsellino. Noi abbiamo il marchio a fuoco dell'antimafia».

Troppo bello per essere vero

valutazione del Berlusconi IV

Mario Adinolfi sul suo blog pubblica il commento sul nuovo governo e in particolar modo su il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano.

Per lui Angelino ha sempre avuto doti di analisi politica non comuni e aveva capito in anticipo che i responsabili del disastro democristiano non avrebbero mollato e avrebbero fatto colare a picco anche il Ppi.

"Oggi Angelino Alfano è il Guardasigilli della Repubblica italiana e fatevi dire da chi un po' lo conosce che sarà un grande ministro di Grazia e Giustizia. Così come credo che questo governo sia destinato, almeno in una prima fase, a fare bene. E' un governo costruito secondo uno schema che avrei voluto vedere nei governi di centrosinistra: leadership forte che accompagna la crescita di una nuova generazione di dirigenti politici".

Continua nell'analisi del nuovo governo sottolineando come il passaggio di consegne al ministero delle Politiche Giovanili tra una Giovanna Melandri che va verso i cinquant'anni e una Giorgia Meloni che ha da poco passato i trenta, fotograferà la vittoria della loro scommessa e la sconfitta ulteriore della nostra nomenklatura". Inoltre, "Saranno buoni ministri anche Zaia, Fitto, Carfagna che rappresentano la vittoria degli under 40 di centrodestra che arrivano al potere dopo un percorso di formazione politica solido e militante".

Alla fine dell'articolo Adinolfi ricorda però che "Questo ricambio, questa nascita di una nuova generazione di governo, trae la propria legittimazione da un percorso di obbedienza e affidabilità ai voleri del capo: Alfano, Carfagna e Fitto non hanno alcuna autonomia rispetto al volere di Berlusconi, Meloni non ne ha rispetto a Fini, Zaia non ne ha rispetto a Bossi".

mercoledì 7 maggio 2008

Inceneritori e Umberto Veronesi


Sto assistendo un po ' sorpreso alle critiche sulle accuse a Beppe Grillo per l'intervento alla manifestazione del 25 aprile su Umberto Veronesi. Mettiamo da parte il tono e il modo con cui Grillo espone le sue accuse e andiamo al nocciolo della questione: cosa ne pensa il famoso oncologo degli inceneritori? Che impatto hanno gli inceneritori sulla salute umana?"
Come ormai sono solito ho cercato in rete la risposta alle mie domande.

Umberto Veronesi, famoso oncologo, rispose, un paio di mesi fa, a una domanda di Fabio Fazio su quanto erano nocivi gli inceneritori, la risosta fu: "Zero".
Ora, le posizioni di Veronesi credo siano note a tutti (pro-ogm, pro-vivisezione, strenuo nemico della medicina alternativa e ora anche pro-inceneritori), ma perché essere così categorico quando quando altri esperti stanno realizzando studi che dimostrano esattamente il contrario.
Secondo il prof. Stefano Montanari, direttore Scientifico del laboratorio "Nanodiagnostics" di Modena le polveri finissime che si generano con la combustione di rifiuti siano pericolose in quanto più sottili, per esempio, della diossina - pm 2,5 cioè particelle con un diametro aerodinamico medio di 2,5 micron, le pm 1 e le pm 0,1 - che sfuggono ai criteri di valutazione stabiliti dalla legge vigente.
Inoltre non esiste alcun tipo di filtro industriale capace di bloccare il particolato da 2,5 micron o inferiore a questo ma dal punto di vista dei calcoli che si fanno in base alle leggi vigenti, questo ha ben poca importanza: il "termovalorizzatore" produce pochissimo pm 10 - le uniche particelle prese in considerazione dalla normativa - e la quantità enorme di altro particolato non rientra nelle valutazioni. Ragion per cui, a norma di legge l’aria è pulita.

Ma gli effetti di queste polveri sono devastanti e generano le cosiddette nanopatologie, causa di malformazioni fetali, tumori infantili, malattie allergiche, infiammatorie e neurologiche. Si tratta di particelle inorganiche, non biodegradabili, non biocompatibili e proprio per questo ineliminabili dal nostro organismo, rendendo la possibilità di insorgenza delle patologie "eterno" - vale a dire per tutta la durata della vita umana."

Infine, c'è un altro falso mito da sfatare riguardo la convenienza economica degli inceneritori dal punto di vista della produzione energetica. Infatti i "termovaloriazzatori" beneficiano del contributo Cip 6 - non si sa bene a che titolo - destinato alle fonti energetiche rinnovabili e che paghiamo nella bolletta elettrica: senza il Cip 6 la produzione di energia da rifiuti non sarebbe affatto conveniente. Infatti secondo uno studio del 2005 condotto dall'Università Bocconi il costo di 1 MWh prodotto da un impianto idroelettrico medio è di 66 euro, da un impianto eolico 63 euro, da biomasse 121 e da solare fotovoltaico 280. L'incenerimento di rifiuti solidi urbani con recupero energetico - tenendo fuori il costo di gestione e trattamento dei rifiuti prima che arrivino all'inceneritore - è invece di 228 euro MWh. Una cifra assurda che, oltretutto, toglie fondi alle rinnovabili le quali con il contributo del Cip 6 diventerebbero realmente convenienti e senza catastrofiche conseguenze per la nostra salute.

Adesso ho capito cosa intende Grillo ma perché Veronesi si sbilancia a negare questa teoria? Cercherò e vi farò sapere!

Il nuovo governo della Repubblica

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha assegnato a Silvio Berlusconi l’incarico di formare il nuovo Governo.
La decisione, formalizzata al Quirinale nella serata di oggi, è giunta dopo una breve fase di consultazioni.
Si prospettano particolarmente veloci, a questo punto, i tempi dell'insediamento: il premier incaricato, infatti, ha già comunicato al Capo dello Stato l’elenco dei ministri, rinunciando all’accettazione “con riserva” dell’incarico.
Prevista per domani pomeriggio, presumibilmente intorno alle 17, la cerimonia del giuramento. Questa la composizione della compagine di Governo:
PRESIDENTE DEL CONSIGLIO: Silvio Berlusconi
SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO: Gianni Letta
MINISTRI CON PORTAFOGLIO
Esteri: Franco Frattini
Economia: Giulio Tremonti
Interno: Roberto Maroni
Politiche Agricole: Luca Zaia
Ambiente: Stefania Prestigiacomo
Infrastrutture e Trasporti: Altero Matteoli
Istruzione-Università-Ricerca: Maria Stella Gelmini
Beni Culturali: Sandro Bondi
Giustizia: Angelino Alfano
Difesa: Ignazio La Russa
Attività produttive: Claudio Scajola
Welfare: Maurizio Sacconi
MINISTRI SENZA PORTAFOGLIO
Pari Opportunità: Mara Carfagna
Attuazione del Programma: Gianfranco Rotondi
Rapporti con il Parlamento: Elio Vito
Semplificazione: Roberto Calderoli
Riforme Federalistiche: Umberto Bossi
Funzione Pubblica: Renato Brunetta
Affari Regionali: Raffaele Fitto
Politiche Comunitarie: Andrea Ronchi
Politiche Giovanili: Giorgia Meloni
Nella prima riunione del Consiglio dei Ministri, che avrà luogo immediatamente dopo la cerimonia del giuramento, si procederà alla nomina di Gianni Letta a sottosegretario alla presidenza del Consiglio e alla definizione delle deleghe per i nove ministri senza portafoglio. Lunedì mattina, invece, verrà convocato il Consiglio dei Ministri che dovrà nominare gli altri sottosegretari e i viceministri, che giureranno nel pomeriggio dello stesso giorno.